Traffico e inquinamento, un binomio che va di pari passo. E dunque se Frosinone, dati Arpa alla mano, nel 2018 è stata la seconda città più inquinata d'Italia per giornate di superamento dei limiti per le polveri sottili, c'è la necessità di correre in qualche modo ai ripari. Ecco allora che ritorna d'attualità il piano generale del traffico urbano. Un piano che dovrà essere revisionato, essendo stato adottato - in alcuni punti anche parzialmente - nel 2010 per far fronte alle nuove esigenze della viabilità cittadina. E a questo sta lavorando il comandante dei vigili urbani Mauro Donato.

Secondo un recente studio dell'Ispra, infatti, il pm10 primario (quello che nasce da processi di combustione e dal traffico) tra il 2005 e il 2015 ha avuto una riduzione del 27%. In tal senso Frosinone è tra le trenta città dove la diminuzione è stata maggiore. Anche se lo scorso anno i valori medi di pm10 allo Scalo sono cresciuti rispetti al 2017. Il pm10 primario risulta prodotto soprattutto dal riscaldamento con 48,5 tonnellate e dal trasporto su strada con 24 tonnellate.

Nel primo caso c'è stata una crescita delle emissioni in valori assoluti e, in termini percentuali, dal 29 al 56%, per il trasporto c'è un decremento dal 41 al 27% e un leggero aumento in valori assoluti. Per l'industria emissioni in calo dall'11 al 10%, ovvero da 13,5 tonnellate a 9,2. In sostanza mentre il parco auto si è ammodernato e in circolazione restano ancora pochi modelli molto inquinanti, la stessa cosa non può dirsi per il riscaldamento domestico. E sotto accusa ci sono oltre alle caldaie di vecchia generazione, complice l'aumento del costo del metano, il proliferare delle biomasse (camini e stufe a pellet).

Il piano generale del traffico urbano attualmente in vigore è teso a perseguire, tra gli altri, il miglioramento delle condizioni di circolazione; il miglioramento della sicurezza stradale; la riduzione degli inquinamenti atmosferico ed acustico; il risparmio energetico. Erano previsti anche una ristrutturazione delle corse del trasporto pubblico urbano (evitando una duplicazione dei percorsi) e un miglioramento qualitativo dei servizi offerti, con particolare riferimento ai tempi di percorrenza; l'individuazione di interventi mirati per migliorare la sicurezza in incroci o tratti stradali dove i dati sull'incidentalità denunciano situazioni di pericolo o dove ci sono potenziali rischi di sicurezza per gli utenti deboli (da qui la sostituzione dei semafori con le rotatorie).

Erano previste, inoltre, due zone a traffico limitato nel centro storico con accesso consentito solo ai residenti. Un progetto mai decollato e bloccato sul nascere anche a seguito dell'inchiesta giudiziaria Occhio vigile che, nel novembre 2001, portò anche all'arresto dell'allora comandante della polizia locale.

Altro progetto non decollato è relativo all'istituzione delle "zone 30" «in tutta la viabilità residenziale o da tutelare per la presenza di particolari funzioni insediative o di forti movimenti pedonali; nelle zone a traffico moderato, si riuscirà altresì a garantire adeguata sicurezza alla mobilità ciclopedonale che non dovrà essere fisicamente separata dal restante traffico». Tra l'altro dove è stato istituito il limite dei 30 chilometri orari sono drasticamente diminuiti incidenti e polveri sottili. Tra gli obiettivi anche l'interscambio tra servizio urbano ed extraurbano del tpl.

La pratica dell'aggiornamento del piano è gestita dal comandante della polizia locale Donato Mauro che sta acquisendo le proposte da parte delle società interessate per poi procedere all'affidamento diretto.