Mondo politico in fibrillazione dopo la notizia che il sindaco Giuseppe Morini risulta indagato, in qualità di tecnico incaricato da privati, per un caso di falso in atto pubblico riguardante una pratica relativa ad un condono edilizio. Sulla vicenda scatenata e dura, invece, l'opposizione che si spinge a chiedere le dimissioni del primo cittadino tramite il passaggio in consiglio comunale. Il sindaco respinge le accuse e replica dopo l'attacco delle opposizioni.

L'affondo sull'incompatibilità
Il punto di partenza, sostenuto ancora oggi dalla minoranza, è quello che viene definito come «Conflitto d'interesse tra l'attività professionale esercitata da Morini e il ruolo istituzionale ricoperto». Un conflitto che il sindaco ha sempre ritenuto insussistente «Sul presupposto – scrivono ancora le minoranze – che un parere dell'ordine degli ingegneri di Frosinone limitasse l'esercizio sul territorio dell'attività di tecnico nel settore urbanistico solo all'assessore competente al ramo. Motivo per il quale negli ultimi anni (ma non nella passata consiliatura) tale ruolo è stato ricoperto, almeno formalmente, da soggetti estranei all'ambiente dei professionisti del settore». Si son tirati fuori sentenze, pronunciamenti, pareri, ma la questione resta ancora dibattuta. E ancora: «Da quanto abbiamo appreso accedendo presso gli uffici comunali, il sindaco Morini negli ultimi anni ha continuato a svolgere la sua attività professionale presentando almeno venti progetti a sua firma con i quali chiedeva per conto dei suoi assistiti concessioni edilizie di vario tipo».

Dato politico-amministrativo
Fermo restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, la vicenda «Pone pesanti interrogativi sul ruolo della politica, che non può limitarsi ad assistere all'evoluzione dei fatti, delegando alla magistratura il ruolo di fare "pulizia" nelle istituzioni amministrative, ma deve assumere le proprie responsabilità nelle sedi competenti». La minoranza pensa che «La strada maestra debba essere quella della serietà e della responsabilità politica: va investito il consiglio comunale per evitare il protrarsi di una condizione di confusione, opacità, illegittimità formale e sostanziale con riflessi sulla vita pubblica della nostra città». La nota è firmata da Iannarilli, Graziani, Borrelli, Costantini, Pavia e Tarquini.

La risposta di Giuseppe Morini
In merito alla vicenda giudiziaria il primo cittadino chiarisce. «Innanzi tutto ci tengo a precisare che l'indagine in corso riguarda la mia attività libero professionale privata e non quella pubblica di sindaco». L'affondo alle opposizioni. «Le illazioni e considerazioni che frettolosamente sono state fatte dai consiglieri di minoranza, a margine di questa vicenda, rappresentano esclusivamente il vano, inopportuno ed irrealizzabile desiderio di screditare l'operato del sindaco e dell'amministrazione comunale, tentando così di ribaltare il risultato elettorale del 2016».
«Forte della mia lunga ed onorata carriera, aspetto con serenità l'evoluzione del caso, per il quale ancora non sono stato sentito e spero presto che tutto possa essere chiarito nel migliore dei modi, con la piena fiducia nell'operato della magistratura e dell'autorità inquirente, come è stato già in passato per analoghe fattispecie».
L'affondo finale. «Nel respingere al mittente le distruttive richieste e sollecitazioni dell'opposizione, nonostante la serenità data dalla consapevolezza di essere nel giusto e la vicinanza e l'affetto di moltissimi amici e fiero del mio modo di essere, non posso però non constatare che è sempre più vero il vecchio adagio "dagli amici mi guardi Iddio ché dai nemici mi guardo io!».