Il sistema assomigliava ad una macchina perfetta. Anzi, questa era una squadra, c'erano delle persone con dei ruoli, alcuni interscambiabili e c'erano le convocazioni. C'era la trasferta del fine settimana, il colpo e il ritorno a casa con la refurtiva da piazzare subito e far sparire. Rischio calcolato e massimo risultato.

In dieci sono stati arrestati con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata ai furti, quattro sono gli stessi ladri entrati in azione nel condominio di via Palermo quando Domenico Bardi, 41 anni, di Napoli, del rione Traiano, a Latina, un complice della banda arrestata ieri mattina, fu ucciso dall'avvocato Palumbo. Gli altri indagati che sono in carcere arrivano da lì.

Hanno colpito in tutta Italia e i numeri della banda sono impressionanti: soltanto a Latina e provincia sono 34 i furti contestati in meno di un anno, gli altri 22 in provincia di Roma e poi cinque in provincia di Frosinone, tra il capoluogo, Ferentino e Ceccano, e gli altri sparsi in Abruzzo e nelle Marche tra Sulmona e San Benedetto del Tronto.

«I furti in abitazioni sono i reati odiosi - ha sottolineato il Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza - i miei complimenti vanno alla Questura di Latina, alla Squadra Mobile e al personale che ha condotto indagini accurate e mirate». Le modalità con cui la banda ha agito erano da 007. C'era chi doveva spiare i movimenti delle vittime e si appostava fuori da ristoranti o teatri come quello comunale di Latina, osservava i proprietari delle auto che andavano chi a cena e chi in platea, risaliva dal numero di targa, tramite un'applicazione, all'indirizzo e poi segnalava ai complici che entravano in azione.

C'era chi sapeva aprire le porte e chi invece era specializzato con gli attrezzi, chi faceva il palo e chi aveva il sesto senso per trovare gli oggetti più costosi in ville e appartamenti. «Abbiamo ricostruito i ruoli dei singoli componenti, dal coordinatore da Salvatore Pepe ai suoi diretti collaboratori che sceglievano chi doveva partecipare e chi trasportava gli arnesi da scasso», ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile Carmine Mosca.

La svolta alle indagini arriva dopo l'omicidio di via Palermo a Latina, il pomeriggio del 15 ottobre del 2017, addosso a Domenico Bardi la polizia trova un telefono "interessante", a quel punto gli investigatori studiano i dati, raccolgono elementi che poi incrociano e portano a Napoli. Passano due mesi dall'omicidio i complici di Bardi finiscono in manette e vengono anche condannati, ma è solo l'inizio, adesso gli inquirenti hanno tirato le somme e quasi si perde il conto dei furti contestati. «In un anno - ha spiegato il questore di Latina, Carmine Belfiore - abbiamo accertato che questo gruppo ha compiuto un centinaio di furti e presumiamo che quelli messi a segno siano anche molti di più di quelli da noi ricostruiti».