Non ce la fanno più, sono senza stipendio da agosto 2018 e ora non hanno più i soldi per andare avanti e far fronte alle spese quotidiane. La situazione per i 27 ex lavoratori della Musilli di San Vittore del Lazio, fabbrica specializzata nella produzione di manufatti in cemento che dopo circa 60 anni ha chiuso i battenti a gennaio, è sempre più critica. Per questo sono in protesta ad oltranza: da oltre 10 giorni sono in sit-in davanti ai cancelli della Musilli. Ieri a raccogliere le loro preoccupazioni anche le telecamere del Tg3 regionale. Ormai senza lavoro, gli ex lavoratori chiedono alla proprietà il pagamento degli stipendi arretrati fermi ad agosto 2018, ai quali si devono aggiungere i pagamenti della tredicesima, delle ferie e del trattamento di fine rapporto.

«Sono stremati -ha affermato ai microfoni Rai il segretario Filca Cisl Frosinone, Giustino Gatti- Chiediamo all'azienda che si assuma le proprie responsabilità di fronte ai suoi ex 27 lavoratori e che paghi nell'immediato le mensilità arretrate. È la terza azienda nel settore manufatti che chiude sul territorio sanvittorese nell'arco di 12 mesi. Altre 27 persone disoccupate, altre 27 famiglie senza uno stipendio sul quale contare». Le preoccupazioni sono tante. «Buoni pasto, tredicesime, ferie e tutto il Tfr -ha aggiunto il segretario Fillea Cgil Frosinone Latina, Antonio Rossi- C'è gente che da 20 e 30 anni lavoro in azienda e che hanno difficoltà ad andare avanti». A fargli eco il segretario Feneal Uil Frosinone, Alessandro Cirulli: «Si tratta di lavoratori che sono cresciuti in questa azienda, hanno iniziato il loro percorso lavorativo qui dentro e speravano di terminarlo in questo modo».

Domani ci sarà un nuovo incontro tra sindacati e azienda. La volontà della famiglia Musilli è quella di trovare una soluzione al problema.
«Ci stiamo adoperando per risolvere il problema e avremo una riunione in cui prospetteremo delle soluzioni -ha commentato al Tg3 l'amministratore Fabio Musilli- perché ci rendiamo conto delle difficoltà dei dipendenti che, proprio perché sono circa 20 anni che sono con noi, consideriamo come una famiglia».