Fuori dal contesto territoriale d'origine la camorra si occupa principalmente del reinvestimento di capitali, soprattutto nella vendita di stupefacenti o di merce contraffatta assicurata da pregiudicati locali. Così come della gestione delle slot machine e delle scommesse on-line. Cassino e il Cassinate, come emerge dalla relazione semestrale del ministro dell'Interno al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati della Direzione Investigativa Antimafia (Dia), sono considerati terreni "fertili". È in questa parte della provincia di Frosinone come in altrettante zone del Sud Pontino che «le organizzazioni campane trasferiscono le cellule criminali adeguando ai diversi contesti sia il modello organizzativo che le strategie criminali». I clan "storici" non sono rimasti immuni al contraccolpo delle dure operazioni di polizia. Eppure è restata immutata, secondo la Dia, la loro volontà di raggiungere gli obiettivi prefissati: intese e alleanze con gruppi e criminali operativi in altri territori, soprattutto contigui, appaiono per questo frequenti soprattutto per il traffico di droga ma anche per le estorsioni e la contraffazione.
Così quando a febbraio del 2018 la polizia blocca un grosso "giro" affidato a soggetti legati al clan De Micco (di Ponticelli) e a un gruppo del rione Pazzigno (di San Giovanni a Teduccio) viene fuori che la droga proveniente dalla Colombia, poi traghettata in Olanda e in Spagna arriva pure sulle piazze di Cassino, oltre che a Napoli, a Fondi e in Toscana. Grazie ad accordi ben precisi.

La nuova geografia criminale
«La provincia di Frosinone è interessata da significative presenze della criminalità mafiosa, soprattutto della camorra, come emerge dall'azione di contrasto degli ultimi anni» si legge nella relazione della Dia. È con l'operazione "Verde Bottiglia" del 2011 che la Dia inizia una guerra senza quartiere con il sequestro preventivo di beni (per 90 milioni di euro) a Castrocielo, Cassino e Aquino,oltre che a Formia e a Gaeta. «Oltre ai Casalesi nel territorio di Cassino si è registrata una proiezione dei clan casertani degli Esposito e dei Belforte. E di quelli napoletani dei Licciardi, Giuliano, Mazzarella, Di Lauro e Gionta. Questi soggetti sono risultati principalmente interessati al settore del gioco e delle scommesse (sale bingo,scommesse sportive ed ippiche, videopoker e new slot)»viene sottolineato ancora dalla Dia. Persino la criminalità lucana e la 'nrangheta crotonese hanno puntato sulle scommesse on-line: cinque le apparecchiature illegali sottoposte a sequestro in provincia di Frosinone. Anche se, come testimoniato dalle continue operazioni delle forze dell'ordine, lo "zoccolo duro" degli affari resta sempre quello legato al traffico di stupefacenti.

Basso Lazio: un porto "franco"
Il Cassinate non è, però, solo terra di spaccio e di reinvestimento di capitali. È anche un porto sicuro, dove far "svernare" i capi o i sodali, a un passo da casa, da dove continuare a gestire.
Non è certo un caso che il 24 gennaio 2018 il capo del clan Polverino (che  insieme ai Nuvoletta rappresentano le organizzazioni criminali più solide della Campania) viene scovato e arrestato in un casolare di Sant'Angelo in Theodice dalla "Catturandi" del Nucleo investigativo di Napoli, con il supporto dei militari della Compagnia di Cassino. Si tratta del "patriarca" dell'omonimo clan camorristico: Antonio Polverino. Da Cassino, per la sua indiscussa autorevolezza, riusciva comunque a guidare il clan, sottolinea la Dia. E non è neppure un caso che il 23 maggio dello stesso anno il gip del tribunale Napoli-Nord dispone l'esecuzione di una misura cautelare a carico di Franca Cotugno (moglie di Massimo Perrone, considerato dall'antimafia il capo della "Nuova gerarchia casalese", una neo-frangia dei Casalesi, legata ai Bidognetti) che avrebbe così «curato la cassa del sodalizio e il sostentamento delle  famiglie dei detenuti proprio da San Vittore del Lazio» porto franco per gli affari sporchi.