E' la più grande tragedia navale della Seconda guerra mondiale. È quella del piroscafo Oria, tomba di oltre quattromila soldati italiani, di cui un centinaio della provincia di Frosinone. Quella dell'Oria è una tragedia dimenticata per anni e solo di recente è stata portata alla ribalta mediatica grazie soprattutto alla tenacia del gruppo di familiari dei caduti che anima il sito www.piroscafooria.it. Gli stessi che, in occasione del settantacinquesimo anniversario, saranno in Grecia per la commemorazione ufficiale.

Il 12 febbraio del 1944 il piroscafo norvegese Oria, carico di prigionieri italiani, che dopo l'8 settembre avevano rifiutato di aderire alla proposta di continuare la guerra al fianco dei nazi-fascisti e che erano destinati a essere internati in Germania, naufragava al largo delle coste greche tra capo Sunio e la piccola isola di Patroklos. Molte famiglie solo da pochi anni hanno conosciuto il destino dei propri cari. La nave era salpata dall'isola greca di Rodi, strappata dai tedeschi agli italiani dopo l'8, ed era diretta al Pireo. Da lì i soldati sarebbero stati avviati nei campi di lavoro, nelle industrie e nelle campagne della Germania. Ma gli oltre quattromila dell'Oria non sarebbero mai arrivati al Pireo. Una tempesta, infatti, provocò l'affondamento del piroscafo norvegese.

Solo 37 italiani si salvarono insieme a un pugno di marinai. Per mesi il mare restituì i cadaveri che ebbero sepoltura in fosse comuni di fronte all'isolotto di Patroklos. Qualcuno più fortunato per oltre una settimana scavò fosse per seppellire i caduti. Ora in quello spicchio di mar Egeo, dal 2014 sorge un monumento commemorativo. E dove ogni anno, e lo faranno anche quest'anno per il settantacinquesimo anniversario della tragedia, i familiari dei caduti si recheranno per coltivare la memoria dei propri cari. In queste ultime settimane, infatti, il gruppo del piroscafo Oria si è organizzato per organizzare la partecipazione alle celebrazioni in terra greca, che avranno il loro clou domenica 10 febbraio alla presentazione anche dell'ambasciatore italiano in Grecia Efisio Luigi Marras. Nel tempo una parte dei caduti è stata traslata nel Sacrario dei caduti d'Oltremare di Bari.

Come spesso accade in questi casi dietro al ritrovamento c'è un evento fortuito: il ritrovamento, da parte del sub greco Aristotelis Zervoudis di una gavetta di un caduto dell'Oria. Da lì le successive immersioni hanno portato alla luce altri oggetti della nave, ma, soprattutto, hanno consentito di localizzare con precisione il relitto dell'Oria. Nel settembre del 2017, durante il suo soggiorno in Grecia, il monumento che ricorda i caduti del piroscafo norvegese è stato visitato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale Zervoudis ha donato una gavetta ritrovata sul relitto.

Le ricerche dei discendenti non sono state facili. Prima la lista degli imbarcati della Croce Rossa internazionale, poi l'instancabile lavoro di chi anima il sito internet che ricorda l'Oria. Da qui è nata una rete di contatti tra i parenti, che ha dato vita al muro della memoria, dove on-line, sono riportate le storie di 317 soldati. Undici sono del Frusinate. Secondo le varie fonti a bordo dovevano esserci tra i 99 (la lista del sito internet dell'Oria) e i 258 ciociari (in base alla pubblicazione "L'odissea degli internati militari italiani della provincia di Frosinone" di Erasmo Di Vito e Francesco Di Giorgio). I Comuni che hanno dato il tributo di sangue più alto sull'Oria sono Esperia e Monte San Giovanni Campano con sei caduti, Pontecorvo, Sant'Apollinare e Veroli con quattro. Tra gli imbarcati risultano otto soldati monticiani, cinque sorani e verolani. I più giovani erano del ‘23.

Da anni il gruppo dei familiari dei caduti dell'Oria si dà da fare per rintracciare altre famiglie. Al tempo stesso sostiene le iniziative per le commemorazioni, oltre a quella in Grecia (alla quale interverrà l'arcivescovo cattolico di Atene Sevastianos Rosolatos ed è stato invitato anche il presidente della Republica Prokopios Pavlopoulos), il 10 febbraio ci sarà una messa a Velletri, alle 17.30 presso la cattedrale San Clemente, officiata da monsignor Vincenzo Apicella, vescovo della diocesi di Suburbicaria di Velletri Segni, alla presenza di Luke John Gregory, vicario generale dell'Arcidiocesi cattolica di Rodi (è annunciata la presenza anche del ministro della Difesa Elisabetta Trenta) con la partecipazione del Coro Polifonico "Salvo d'Acquisto" di Roma. Il gruppo dell'Oria ha promosso eventi musicali (a Castelfidardo al festival della fisarmonica è stata eseguita la composizione Oria 1944 di Cesare Chiacchiaretta) e l'8 giugno all'Accademia di Santa Cecilia di Roma si terrà un concerto dell'Orchestra di flauti del Conservatorio. Il concerto comprenderà anche un brano inedito scritto per l'occasione dal maestro compositore Ferdinando Curinga.

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