Ladri in azione all'interno della scuola media, complice il sistema d'allarme temporaneamente fuori uso. Un particolare che forse i malviventi conoscevano. Nella notte tra mercoledì e giovedì qualcuno si è intrufolato nei locali dell'edificio di via Prati per fare razzia, oltre che dei pochi spiccioli presenti nelle cassette dei distributori automatici, anche dei computer in dotazione dell'istituto.

«Sono stati dei balordi», stigmatizza l'accaduto la preside Marianeve Rossi, che ha spiegato che il sistema di allarme con sensori di movimento ambientale di cui l'edificio è dotato recentemente ha avuto bisogno di riparazioni e l'altra notte non era funzionante. Di conseguenza i ladri hanno avuto via libera. Non si può dunque escludere, e anzi è proprio questo il sospetto, che fossero a conoscenza della situazione e che ne abbiano approfittato.

Ora starà ai carabinieri della stazione di Amaseno, allertati immediatamente insieme al sindaco Antonio Como, venire a capo della vicenda e assicurare alla giustizia i responsabili del furto. Di certo c'è che i ladri sono entrati nella scuola forzando una porta sul retro e, dopo aver scassinato i distributori automatici, si sono diretti nelle aule e nell'ufficio del segretario per cercare di rubare qualcosa di valore.

Il bottino, una decina di computer collegati alle lavagne multimediali presenti in ogni classe, costituisce più che altro un danno per la didattica dato che l'insegnamento è in gran parte digitalizzato e ciò comporterà un significativo intralcio allo svolgimento delle lezioni e alla tenuta dei registri elettronici di classe.

«Quello che si prova è una sensazione di violazione», ha rimarcato con amarezza la dirigente scolastica Rossi. «Una violazione non solo della scuola intesa come edificio e luogo di lavoro, ma della scuola come istituzione, come luogo di formazione e crescita del sapere - ha aggiunto -. I miei ragazzi e i miei insegnanti hanno subito un'offesa spregevole, dal momento che sono stati colpiti i mezzi principali attraverso cui svolgono le attività quotidiane».