Non solo Cassino e le cittadine più vaste soffrono la crisi del mercato dell'auto e le conseguenze devastanti dell'ecotassa ma pure e soprattutto i piccoli centri, dove una miriade di famiglie vivono grazie a Fca e al suo indotto. Le sorti di un intero territorio, quasi inutile ripeterlo, dipendono dalle salite e discese produttive dell'Alfa e gli occhi sono tutti fissi sulle agenzie in attesa che Manley pronunci il "verbo" capace di declinarsi in buone o cattive notizie per le sorti del Cassinate.

Intanto chi non sta con le mani in mano sono i sindaci della zona che continuano, dopo le iniziative intraprese insieme alla Consulta del Lazio meridionale, a pianificazione azioni.
A capo c'è Carlo Maria D'Alessandro che rivela: «L'idea ora è quella di andare, come sindaci, davanti allo stabilimento per far vedere che il territorio è presente, che non abbassiamo la guardia e che vogliamo ascoltare anche gli operai. Ma lo faremo quando rientreranno dalla cig. Già siamo tutti concordi». A parlare del dramma che già si vive nel Cassinate erano già stati i primi cittadini di comuni come Piedimonte, Aquino, Pontecorvo, analoga situazione anche nella Valle dei Santi. La tensione si respira ovunque, senza distinzione.

Il sindaco di Esperia, Giuseppe Villani spiega: «Siamo in prima linea per la protesta, abbiamo partecipato alla Consulta e ci stiamo organizzando per una serie di rimostranze, per noi è una situazione drammatica. C'era una speranza che si stava riaccendendo e poi è stata spenta. Quella del governo è stata una scelta scellerata, non è il problema dell'ambiente che va salvaguardato, ma di come è stata fatta la legge di punto in bianco: per il nostro territorio la situazione è grave. Tantissime le famiglie che qui vivono grazie a Fca e all'indotto. Parecchi quelli che non hanno avuto il contratto confermato, soprattutto nell'indotto». 
Sulla stessa lunghezza d'onda Giovanni Rossi, il sindaco di Sant'Andrea: «Ci sono moltissime famiglie, giovani compresi, che vivono grazie a Fca. Quindi la preoccupazione è alta. Senza vendite c'è il rischio occupazionale: questo è il problema grosso».
Pronto a ogni forma di mobilitazione anche Oreste De Bellis, sindaco di Castelnuovo Parano: «Abbiamo partecipato alla Consulta dei sindaci ma eravamo anche ai cancelli Fca, noi parteciperemo a tutto ciò che si farà nella speranza di vedere aperto un tavolo di trattative in modo che venga capito qual'è il piano. L'indotto è il primo che si spegne, dove c'è la cassa integrazione si riducono gli stipendi, i contratti non vengono rinnovati e tanti giovani restano fuori. È chiaro che, come in tante altre realtà del territorio, spesso si rivolgono al Comune per sostegni».

A Pignataro Interamna il dramma è amplificato. «Abbiamo un coinvolgimento rilevante perché ospitiamo fabbriche importanti dell'indotto nella nostra area industriale -ha detto il sindaco Benedetto Murro- ma abbiamo anche tantissimi operai che lavorano in Fca e che sono costantemente in cig. Per noi la crisi del mercato dell'auto diventa un problema enorme, come pure il governo poteva rimodulare l'ecotassa per non danneggiare così Fca».

Il coro è unanime. Nessuna voce che lasci trasparire la minima differenza di veduta o di percezione della realtà che si sta palesando davanti agli occhi di tutti. I dati di vendita del primo mese dell'anno e le continue comunicazioni di cig mettono in animo la precisa volontà di voler contribuire a non spegnere quella speranza accesa da Marchionne con la rinascita dell'Alfa. E la conseguente rinascita di una terra a vocazione, quasi, esclusivamente industriale.