Tassa di soggiorno, guai per novantasette albergatori della città termale finiti nel mirino della procura con l'accusa di peculato. L'indagine è nata nel 2018, nel periodo di governo del commissario Tarricone, ed è stata portata avanti dal corpo della polizia locale diretto dal comandante Maria Assunta Trinti, che dopo i dovuti accertamenti inviò le carte e documenti alla Procura.

La storia
Tutto nacque a seguito di alcune verifiche degli uffici da cui emerse una discordanza tra le presenze e la tassa che doveva essere versata. Il periodo finito nel mirino è quello che va dal 2012 al 2017 con un mancato introito per le casse del comune di 250.000 euro più circa 70.000 di interessi. Nello specifico le cifre non versate variano da poche centinaia di euro fino ad alcune migliaia ciascuno. La tassa di soggiorno che viene pagata dal cliente in base all'albergo dove alloggia, nello specifico la categoria, varia da uno a quattro euro e mezzo e l'albergatore poi la deve versare all'ente di appartenenza.
Va detto che da tempo anche l'associazione degli albergatori chiede che questo introito diventi una tassa di scopo per il settore turistico, ma non essendo tale i comuni la possono utilizzare per qualsiasi iniziativa. Questo rientra poi nelle scelte di ciascuna amministrazione. Va sottolineato, tornando all'indagine, come dopo questa fase di accertamenti e le denunce lo scorso anno c'è stato un enorme incremento dell'introito della tassa di soggiorno che ha sfiorato i 500.000 euro. Segno che le verifiche hanno dato i loro frutti con tanti che si sono messi in regola e soprattutto hanno rispettato il loro obbligo.

La stessa Corte dei conti recentemente ha chiarito che in merito alla tassa di soggiorno l'albergatore agisce come una semplice figura contabile e cioè una volta incassati i soldi dal cliente li deve girare all'ente essendo di fatto soldi pubblici. Ecco che non avendo effettuato questa procedura nel periodo finito nel mirino è scattato di fatto il peculato. Dietro il non pagamento tante cause, non ultima quella della crisi che in molti casi ha spinto gli albergatori a utilizzare questi soldi per le spese correnti e il pagamento delle spese di gestione non potendo fare altrimenti. Anche questo in fondo di può considerare uno spaccato della crisi del settore che nulla ha a che fare con la volontà di voler evadere le imposte come la tassa di soggiorno. Ora i diretti interessati dovranno mettersi in regola con l'ente e versare, magari in più rate, il dovuto.