Violenza sessuale sulla moglie e sulla figlia, all'epoca dei fatti dodicenne. Sono queste le accuse per le quali un muratore di 51 anni, residente a Ferentino, è stato condannato a sei anni, con il rito abbreviato dal tribunale di Frosinone.

Ieri mattina, davanti al gup Ida Logoluso, dopo aver sentito un vicino di casa su richiesta dell'avvocato Antonio Ceccani che aveva subordinato il rito abbreviato alla sua audizione, c'è stata la discussione. Il pubblico ministero Monica Montemerani aveva chiesto sei anni per le violenze (a madre e figlia) e due anni per i maltrattamenti in danno della più grande delle due donne. Il giudice, al termine della camera di consiglio, ha inflitto sei anni di condanna all'uomo, di origini albanesi, che si trova detenuto dallo scorso maggio.

Lui era stato accusato in un primo momento della sola violenza alla moglie, ma, successivamente, nel corso delle indagini, era emersa anche l'altra accusa. Accusa peraltro confermata nel corso dell'incidente probatorio al quale la ragazza era stata sottoposta per cristallizzare la prova. L'albanese è accusato, in due distinti episodi, il 12 e il 18 maggio del 2018, anche in presenza dei figli minori, di aver colpito violentemente e ripetutamente la moglie con schiaffi al rifiuto di lei di subire un atto sessuale.

Atto al quale sarebbe stata poi costretta, secondo quanto ricostruito dalle indagini, proprio a seguito del comportamento violento messo in atto. Nell'altro caso la violenza dell'uomo sarebbe stata ancor più gratuita. In base alla ricostruzione dell'accusa, la reazione violenta si sarebbe originata al rifiuto della donna di comprargli il vino.

E allora, contestando la mancanza del vino a tavola, avrebbe colpito con schiaffi al viso la malcapitata. Il cinquantunenne, poi, era chiamato a difendersi anche di una serie di episodi accaduti tra il 2013 e il 2014 nei confronti della figlia, a partire dai dodici anni di età. In un paio di circostanze quando la ragazzina aveva dormito nel letto accanto al padre, questi l'avrebbe palpeggiata e toccata nelle parti intime, infilando le mani all'interno del vestito.

L'uomo, dal canto suo, si era difeso negando. Affermando anche di aver toccato involontariamente la ragazzina. Una versione, però, che non ha fatto breccia.
La testimonianza del vicino che, invece, ha riferito di non aver udito litigi o situazioni violente ha fatto sì che il giudice, pur condannando l'imputato per le due violenze sessuali, lo abbia assolto dal reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della figlia. In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza di condanna, la difesa valuterà di proporre appello.