Sarà il Tribunale di Perugia, competente per i processi a carico dei magistrati in servizio nel distretto del Lazio, ad esaminare la vicenda di Giovanni Basile, l'ex giudice "ammazzamulte" di Ceccano in servizio per alcuni anni presso l'ufficio del giudice di pace di Anagni. 

La vicenda penale del magistrato onorario prende il via dall'esito di circa centocinquanta ricorsi contro altrettante sanzioni elevate da amministrazioni pubbliche di ogni regione d'Italia, che furono annullate dal giudice e che invece, secondo la Procura della Repubblica di Perugia, avrebbero dovuto essere evidentemente respinti.

Sono precisamente centotrentasette le sentenze di accoglimento messe in dubbio dalla Procura perugina che il giudice avrebbe emesso nel periodo in cui era assegnato alla sede giudiziaria anagnina (fino al 2014), anche quando le loro ragioni erano palesemente infondate o quando la decisione non era di sua competenza.

Secondo il capo di imputazione, infatti, il giudice sarebbe stato di manica così larga da cancellare illegittimamente sanzioni per multe e infrazioni sollevate in ogni regione d'Italia. La fama di una giurisprudenza così favorevole ai cittadini si sarebbe estesa al punto che, per le loro opposizioni, alcuni ricorrenti sceglievano deliberatamente la sede giudiziaria di Anagni, invece di quella in cui era stata contestata la contravvenzione, contando sul fatto che nella prima avrebbero trovato un Giudice di Pace "particolarmente sensibile" alle ragioni degli utenti della strada colti in fallo e, dall'altro lato, estremamente severo nel controllo delle formalità cui le amministrazioni erano tenute.

Alcune di queste protestarono contro tali decisioni, segnalando che il giudice aveva illegittimamente annullato sanzioni in una sede giudiziaria così lontana dal luogo in cui erano state commesse. Le loro segnalazioni suscitarono l'attenzione degli inquirenti di Perugia, cui l'indagine fu affidata che, insospettiti dall'alto numero di ricorsi accolti nella sede anagnina, disposero una perquisizione in quegli uffici e il sequestro di centinaia di fascicoli.

All'esito delle indagini sarebbero rimasti colpiti dal fatto che il giudice, in effetti, non aveva richiesto né ricevuto alcun vantaggio dalla sua condotta: le sue decisioni sarebbero state semplicemente determinate da una precisa volontà di difendere i cittadini ben oltre i compiti a lui assegnati, ritenendoli ingiustamente tartassati dalla pubblica amministrazione, anche a costo di forzare le norme di procedura.

Per difendere i più deboli da quelli che considerava degli abusi, quindi, l'accusa di abuso d'ufficio è stata contestata proprio a lui per centotrentasette volte, corrispondenti ad altrettante sentenze dalle quali sarebbe derivato un danno per le pubbliche amministrazioni coinvolte. Il Gup di Perugia ha così disposto il giudizio davanti al tribunale del capoluogo dell'Umbria, dove la difesa di Basile sarà affidata all'avvocato Filippo Misserville, difensore di fiducia dell'ex giudice.