Pm10 "illegali", nessuna tregua. I superamenti rilevati dall'Arpa Lazio fanno riferimento, al 27 gennaio (ieri), a 17 giorni di sforamento: dunque, nel mese di gennaio i dati sulla concentrazione di polveri sottili non sarebbero affatto rassicuranti.

Certo, sempre meglio del mese di dicembre - le rilevazioni del 29 dicembre scorso, lo ricordiamo, confermavano uno sforamento superiore tre volte il limite consentito con 160 microgrammi di Pm10 per metro cubo d'aria - ma il trend non è dei migliori. E Cassino rischia di aggiudicarsi ancora un posto tra le città del Lazio più inquinate.

Ma il sindaco D'Alessandro precisa: «Sono cinque giorni che le rilevazioni sono entro la norma. Riducendo al massimo la temperatura dei riscaldamenti nelle attività pubbliche di nostra competenza e il tempo di attivazione al minimo, un decremento c'è stato. E continueremo nei controlli già in atto per accertare che questa disposizione venga rispettata: purtroppo sono i riscaldamenti a incidere in maniera sostanziale perché, altrimenti, come già ho detto non si spiegherebbe un decremento sensibile nei mesi caldi con lo stesso traffico e la stessa densità demografica».

Poi ha aggiunto: «D'altro canto, siamo una delle poche città che presenta questo problema in questa parte dell'anno: in molte altre realtà il problema - che tale è - si registra tutti i mesi. Un dato che un po' ci conforta è quello legato alle Pm2,5: le ultrafini, molto pericolose, sono sempre sotto il "tetto 18". Il limite è fissato a 25. Possiamo dire che né nel 2017 né nel 2018 abbiamo dovuto fare i conti con le nanoparticelle. Certo, per le Pm10 l'allerta resta alta. E i controlli pure».