Pedopornografia e violenza sessuale. È l'accusa per la quale è finito in carcere e per la quale deve subire un processo un informatico ciociaro di 39 anni. Nei suoi confronti, venerdì, si è aperto un processo davanti al tribunale di Frosinone (presidente Mancini, a latere Fonte Basso e Proietti). L'uomo, residente in un paese dell'Alta Ciociaria, è stato indagato dalla procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta sulla pedopornografia e, lo scorso novembre, ristretto in carcere. Tutto era nato dopo che la madre di un adolescente aveva trovato delle foto sulla chat frequentata dal figlio. Ma non solo.

La donna aveva letto anche alcuni messaggi dai quali si evinceva che tra il ragazzo e l'adulto c'era stato anche un qualcosa. Così la genitrice, residente nello stesso paese dell'imputato, si è insospettita e ha iniziato a indagare sulle frequentazioni internet del figlio. Quest'ultimo è stato assistito da un centro d'ascolto di Frosinone che lo ha ascoltato in forma protetta. Quindi, la procura di Roma, competente per il tipo di reato, che, nel frattempo, aveva avviato un'inchiesta ha proceduto con un incidente probatorio.

Si è deciso di risentire il ragazzo il quale ha confermato le accuse nei confronti del trentottenne informatico. Nei confronti di quest'ultimo sono stati così ipotizzati due reati: la detenzione di materiale pedopornografico a seguito del sequestro di una trentina di foto sul suo computer ritenute compromettenti e la violenza sessuale. Questo perché l'adulto avrebbe attirato il minore per poi tentare un approccio sessuale. Il ragazzino sarebbe stato molestato e palpeggiato. Da qui l'accusa di violenza sessuale.

Secondo l'impostazione della procura di Roma anche altri minori sarebbero stati attratti con le stesse modalità. Anche se, in questo caso, le indagini non hanno consentito l'identificazione di altre persone per cui alla fine si è proceduto solo per l'unico caso per il quale si è avuta una conferma. È stata, inoltre, disposta una perizia sul computer dell'imputa to che non ha escluso che il materiale una volta scaricato sia finito in directory nascoste. Lui, del resto, ha sempre negato lo scambio di foto pedopornografiche con altri soggetti, affermando di averle scaricate dalla rete. L'udienza di venerdì è stata aggiornata a seguito della mancata traduzione dal carcere dell'informatico.