Maestre sospese per presunti maltrattamenti nell'asilo di via Zamosch, a Cassino, si scava ancora. La polizia va avanti nelle delicatissime indagini che non possono di certo dirsi concluse. A meno di due settimane dalla notifica delle misure interdittive emesse dal gip Scalera nei confronti delle sue insegnanti di 54 e 63 anni - sospese per un anno su richiesta del sostituto procuratore Bulgarini Nomi - l'eco della vicenda, che ha colpito fortemente tutte le famiglie cassinati, non sembra affatto affievolirsi.

Né sta di certo venendo meno l'impegno degli inquirenti che vogliono capire e andare a fondo, scavare laddove l'interesse preminente resta sempre e comunque il bene dei piccoli che ogni genitore affida con indiscussa fiducia agli insegnanti a cui spetta un compito difficilissimo quanto fondamentale.

Gli agenti del Commissariato di Cassino, agli ordini del vice questore Raffaele Mascia, sempre su delega della procura di Cassino, non stanno tralasciando nulla. Ascoltati diversi rappresentanti del personale scolastico, ora si passa alle famiglie dei bambini iscritti nella classe in cui sono state installate le telecamere: sono state proprio le telecamere nascoste a raccontare la spina dorsale di un'inchiesta dolorosa nella misura in cui le presunte vittime sono piccoli di 3, 4 o 5 anni.

Si vuole cercare di capire se i bimbi non direttamente strattonati, non direttamente puniti (così come ricostruito dagli investigatori) anche in modo esemplare, possano aver riportato traumi da "violenza assistita" come viene definita dagli psicologi quella non diretta ma per questo non meno grave. Se, ad esempio, abbiano riferito ai genitori qualcosa di importante a cui prima non è stato dato il giusto peso. Ogni elemento può fare la differenza.