Caso Villa Aurora, il pubblico ministero non fa sconti. Nel processo, con il rito abbreviato, chiesto dall'ex socio di Casinelli, Giorgio Rea, 40 anni, e Patrizia Ferri, 40, entrambi sorani, ieri è statala volta della pubblica accusa. Per Rea, il pm ha chiesto una condanna a nove anni di reclusione, mentre per Ferri ne ha chiesti quattro. Una richiesta, in previsione di un'eventuale condanna, che la difesa cercherà di evitare nella prossima udienza, a febbraio, quando interverrà l'avvocato Ivano Nardozi, difensore di entrambi.

Tra quattro giorni si discuterà l'abbreviato di Andrea Cianfarani, 26, di Campoli Appennino e del reggino Antonio Iero, 36. Il 10 dicembre, invece, erano finiti a giudizio, con la prima udienza fissata per il prossimo giovedì, davanti al tribunale collegiale di Reggio Calabria, l'ex presidente della Federlazio, nonché ex socio del Gruppo Sant'Alessandro che aveva acquisito la clinica, Alessandro Casinelli, 35 anni, di Sora, l'avvocato ferentinate ed ex amministratore unico di Villa Aurora Pietro Domenico Mangiapelo, 50, l'amministratore della stessa Francesco Margiotta, 35, di Catanzaro, e i sorani Giuseppe Musto, 35, e Marco Petricca, 35.

A Casinelli, Mangiapelo, Margiotta e a Rea è contestato il reato di associazione a delinquere «al fine di prendere il controllo della società Villa Aurora spa, di distrarre il patrimonio della stessa, di compiere altri atti di appropriazione illecita, di falsificare i bilanci della società». Reati commessi, secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, tra Reggio Calabria e Sora dal 2014 fino al giugno 2017. A Rea, Casinelli, Mangiapelo, Margiotta e Ferri è contestata la bancarotta fraudolenta in quanto come soggetti «che agivano nell'interesse della società beneficiaria delle somme di denaro» avrebbero distratto «un'ingente somma di danaro appartenente alla società Villa Aurora spa (ora srl) con sede legale a Reggio Calabria (società ammessa a concordato preventivo), per un ammontare complessivo di 1.211.513 euro». In particolare sotto accusa sono finiti i finanziamenti infragruppo, utilizzati, sostiene l'accusa, per «fini estranei all'oggetto sociale di Villa Aurora». Reati contestati dagli imputati che hanno fatto leva sul fatto che, durante il concordato preventivo, la società Villa Aurora è stata venduta per un importo di cinque milioni di euro.