Alberto Di Cicco resta in carcere. Questa le decisione del giudice che non ha convalidato il fermo ma applicato la misura cautelare richiesta dal pubblico ministero, anche a causa della gravità dei fatti commessi. La giornata di ieri è iniziata alle 9.30, quando Di Cicco è arrivato in tribunale scortato dagli agenti della polizia penitenziaria. Con lui il suo avvocato l'avvocato Giuliano Mariano. Il trentunenne, accusato di duplice tentato omicidio premeditato è stato interrogato dal gip Salvatore Scalera per più di due ore. Il ragazzo avrebbe raccontato la sua versione dei fatti relativa alla tarda serata di martedì scorso quando si è recato in via Celletti alla ricerca di un suo coetaneo. Attimi concitati e poi il buio, il giovane potrebbe aver avuto un vuoto, annullando quanto accaduto. Avrebbe risposto alle domande, chiarito alcuni aspetti. Scosso e addolorato per i fatti, ma pur sempre autore di un gesto di una violenza efferata. Secondo la sua versione avrebbe indossato il giaccone della polizia penitenziaria casualmente.

Il giovane tempo fa era stato vittima di un incidente che avrebbe lasciato delle problematiche e potrebbe non essere la prima volta che si presenterebbero questi vuoti. Sempre a margine dell'interrogatorio alle ipotesi sulla questione amorosa potrebbero esserne emerse anche altre di tipo economico per cui il trentunenne di Sant'Elia era andato alla ricerca del figlio della coppia di anziani coniugi diventati poi vittime di un'atroce violenza nella loro casa. Le accuse a suo carico sono pesanti, la coppia di settantaquattro e settantuno anni è ancora ricoverata al policlinico Umberto I di Roma. Moglie e marito non sono in pericolo di vita, ma sono sotto costante monitoraggio a causa dei traumi e delle ferite riportate a seguito della terribile aggressione.

La città resta con il fiato sospeso davanti a un episodio che ha scritto una bruttissima pagina di cronaca che difficilmente potrà essere dimenticata. Il fermo non è stato convalidato ma il gip Scalera ha applicato la misura cautelare per Alberto Di Cicco, che resta al San Domenico. Troppo gravi le azioni commesse nell'appartamento di via Celletti. Vuoti di memoria e questioni economiche alcuni degli aspetti che sarebbero emersi dai racconti del trentunenne accusato di duplice tentato omicidio premeditato. L'avvocato difensore del giovane di Sant'Elia chiederà di procedere a sottoporre il cellulare del Di Cicco ad accertamenti tecnici per verificare l'esistenza di eventuali rapporti o riscontri con quanto dichiarato. Una vicenda che ha segnato profondamente la città e, in particolar modo, i residenti del quartiere di piazza Restagno. Una violenza senza freno e ingiustificabile che ha generato un moto di paura e di sgomento tra chi conosce bene la coppia di coniugi vittime di tale efferatezza e i familiari.

Alberto Di Cicco resta in carcere, questa la decisione del gip Scalera. Troppo gravi le azioni commesse nell'appartamento di via Celletti. Oggi il trentunenne è stato interrogato per oltre due ore per cercare di ricostruire quanto avvenuto. Con lui il suo avvocato Mariano Giuliano. Vuoti di memoria e questioni economiche alcuni degli aspetti che sarebbero emersi dai racconti del trentunenne accusato di duplice tentato omicidio premeditato. Un'esplosione di violenza che ha visto vittima una coppia di anziani che restano ricoverati e sotto stretta osservazione all'Umberto I di Roma.

di: Paola E. Polidoro

È arrivato alle 9.30 di questa mattina scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, Alberto Di Cicco, il trentunenne arrestato mercoledì con l'accusa di doppio tentato omicidio. Nella notte tra martedì e mercoledì scorsi il ragazzo, indossando una divisa da guardia penitenziaria sottratta al padre, ha bussato a casa di una coppia di anziani coniugi prendendoli poi a martellate.

La coppia è stata trasferita in eliambulanza all'ospedale Umberto I di Roma. Entrambi non sono in pericolo di vita ma restano sotto costante osservazione da parte dei medici a causa delle ferite e dei traumi riportati l. Il ragazzo è rimasto con il suo legale, l'avvocato Mariano Giuliano, davanti al giudice Scalera più di ore 2 ore.

Un interrogatorio fitto, durante il quale il giovane potrebbe aver raccontato la sua versione, ma nulla si può affermare con certezza non essendo trapelato nulla dall'interrogatorio. Le accuse a suo carico sono particolarmente gravi: nelle fasi immediatamente successive al fermo avrebbe negato fatti e circostanze mentre in un secondo momento il giovane avrebbe fornito elementi utili agli inquirenti. Oggi il faccia faccia con il giudice.

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di: Paola E. Polidoro