Hanno incrociato le braccia e deciso di dare vita ad un sit-in davanti ai cancelli della fabbrica visto la decisione della società di chiudere e far partire i licenziamenti. Protagonisti i 27 lavoratori della Musilli di San Vittore del Lazio, la storica azienda di manufatti in cemento fondata nel 1956. Un altro duro colpo per l'economia del territorio, la chiusura della Musilli arriva dopo quelle della Somace e della Canova avvenute lo scorso anno. Una chiusura che mette fine al settore dei manufatti nella zona sud della provincia di Frosinone. La società ha aperto la procedura di cessazione di attività a novembre 2018, e dopo aver espletato tutti i procedimenti lunedì c'è stato l'incontro in Regione con i sindacati. Nulla è cambiato, la procedura di cessazione resta in piedi e al suo scadere 120 giorni da lunedì 14 gennaio arriveranno i licenziamenti per i 27 lavoratori.

«Abbiamo cercato di convincere l'azienda a considerare opzioni diverse dalla cessazione di attività hanno affermato i segretari Giustino Gatti della Filca Cisl, Francesco Chiucchiolo della Fillea Cgil e Alessandro Cirulli Feneal Uil proponendo di percorrere strade alternative e cercare ammortizzatori sociali nelle norme dell'ultimo decreto Genova, dove è previsto il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per le aziende che facevano cessazione di attività. La società, davanti al funzionario della Regione, ha ribadito che non c'erano i presupposti per poter usufruire della cassa integrazione straordinaria in quanto l'azienda non ha più le risorse economiche e finanziare per andare avanti».

Una chiusura che certifica la sofferenza dell'intero settore, quello dei manufatti in cemento, a livello nazionale e che lo scorso anno aveva portato alla chiusura sempre a San Vittore del Lazio prima della Somace e poi della Canova.
Ora si sono spente anche le speranze per i lavoratori della Musilli. Hanno lavorato fino a mercoledì, nonostante non percepiscono lo stipendio da mesi. La loro parte l'hanno sempre fatta sostenendo e credendo nell'azienda. Ma da ieri hanno deciso di scioperare per chiedere alla società di provare a trovare una soluzione: la speranza è che si possa scongiurare la chiusura.