Il figlio dei coniugi vittime della violenta aggressione di martedì notte, a colpi di martello, rompe il silenzio affidando le sue parole ai social. "Mamma e papà stanno male ma la loro situazione è stazionaria" -inizia così il post di Fabrizio, uno dei figli di M.T. e A.P. marito e moglie di 74 e 71 anni, lui ex dirigente della Telecom Italia e lei per anni impiegata presso una clinica privata. "Sono state vittime di un atto di violenza che lascia senza fiato." -prosegue Fabrizio sulla sua pagina Facebook.- La speranza è quella di tornare alla normalità, quella normalità che -come scrive il figlio- "Gli è stata orribilmente negata". "Grazie di cuore a tutti per le testimonianze di affetto e vicinanza che ci sono state in questi giorni" -conclude- Parole toccanti di chi ha rischiato di perdere i suoi genitori per un folle gesto. 

La città è sconvolta per quanto accaduto nella notte tra martedì e mercoledì in via Celletti in uno dei quartieri più popolosi di Cassino. Un episodio che non trova spiegazione, la gente ha paura: "Dobbiamo avere paura anche nelle nostre case". E i cassinati si stringono alla famiglia molto nota in città. La speranza comune è di rivedere i due coniugi in buona salute il prima possibile. 

Gli inquirenti scavano. Vogliono cercare di capire se quegli episodi pregressi raccontati dal figlio dei coniugi presi a martellate abbiano un nesso con la mattanza dell'altra sera, all'interno di una delle tante palazzine in via Cellini, in zona Restagno a Cassino. 

Proprio ieri, come confermato dall'avvocato Francesco Malafronte che assiste i due pensionati, il figlio avrebbe depositato una denuncia cautelativa: troppi strani episodi, troppe "assurde" coincidenze che non lo facevano stare tranquillo. A chiudere il cerchio, poi, quei freni che non funzionavano più bene. Così il giovane, una volta dal meccanico, è stato informato che quei freni sembravano sabotati. E che, forse, non erano solo rotti. Un elemento che ha fatto salire il livello d'allerta.

Quegli episodi anomali dovranno, ora, essere analizzati meglio: nessuna violenza eppure il quadro è complesso. Il ragazzo aveva riferito di piccoli importanti dettagli, come se qualcosa di brutto potesse investirlo da un momento all'altro. Sarà per questo che si era rivolto all'avvocato Malafronte, per mettere nero su bianco qualcosa che sembrava molto più di un presentimento: non hanno fatto in tempo.

PER LEGGERE TUTTI I PRECEDENTI ARTICOLI CLICCA QUI

È stato proprio l'avvocato il primo a cui il ragazzo, raggiunta l'abitazione paterna in un balzo, ha telefonato. Poi l'arrivo immediato della polizia. E dei colleghi della scientifica. Sul posto, oltre a un lago di sangue, ancora la giacca della penitenziaria impigliata nella zanzariera, durante la fuga. Se il vicino di casa non avesse udito quelle grida di orrore, la mattanza sarebbe stata completata: un'ipotesi terribile. Attesa ora la fissazione dell'interrogatorio e dell'udienza di convalida che, visti i termini di legge, dovrebbero essere fissati tra oggi e domani. A difendere il trentacinquenne, l'avvocato Mariano Giuliano.

di: Carmela Di Domenico

«Apritemi, sono della polizia. Sono venuto ad arrestare vostro figlio». Divisa da agente, forse troppo giovane. Forse addirittura suo coetaneo. Il giubbotto - però - era vero, con tanto di stemma. I genitori aprono, increduli. E' la tarda serata di martedì scorso. Apprendono in pochi minuti che il figlio aveva commesso qualche reato, che c'era forse un video che lo inchiodava: impossibile. 

Solo il tempo di alzare la cornetta e chiamarlo, ben consapevoli che poteva trattarsi soltanto di un brutto scherzo. Poi una violenza improvvisa, gratuita, senza sosta. Da uno sconosciuto che indossava una divisa, giovane come il figlio. Colpi al cranio, al volto. Colpi violenti pure alle braccia, alzate nel vano tentativo di evitare che quel martello, estratto velocemente dalla giacca da poliziotto, potesse ucciderli. E la paura che l'arrivo del figlio potesse far precipitare tutto.

Le urla dei due coniugi, di 74 e 71 anni, hanno permesso di evitare la mattanza. Tutto accade nel palazzo dove la coppia abita, in via Cellini, zona piazza Restagno, in pieno centro di Cassino. Un vicino di casa, terrorizzato, interviene: sangue ovunque. I coniugi a terra. Al finto poliziotto non rimane altro che tentare la fuga: salta sul balcone del piano rialzato della palazzina, lascia la giacca - quella che gli aveva permesso di ottenere il pizzico di credibilità per farsi aprire dalle vittime - impigliata nella zanzariera. E si dilegua.

Il figlio arriva. Trova la mamma e il padre agonizzanti in una pozza di sangue. L'intera contrada è attonita: nessuno riesce a immaginare. Famiglie tranquille, una zona senza particolari tensioni. Ma le ambulanze sono due, poi le sirene della polizia e l'arrivo della scientifica. In borghese.

LE IPOTESI E LE MANETTE
Come ricostruito dagli agenti del dottor Raffaele Mascia, il ragazzo al loro arrivo era già a casa, a Sant'Elia. Alberto Di Cicco, 31 anni, figlio di uno stimato agente della polizia penitenziaria di Cassino, nega. Viene condotto in Commissariato e interrogato per tutta la notte. Come verrà accertato dagli agenti, il trentunenne aveva sottratto il giubbotto del padre, in congedo. Poi si era diretto a casa dei genitori del giovane che riteneva essere il suo rivale in amore. E aveva perso ogni freno accanendosi sui due con il martello (poi ritrovato poco distante dall'abitazione teatro del fatto di sangue). 

PER LEGGERE TUTTI I PRECEDENTI ARTICOLI CLICCA QUI

Il giovane nega ancora tutto, la polizia incalza. La ricostruzione è frammentaria. La pista passionale si fa strada e copre quella di un gesto nato da una improvvisa follia: il trentunenne, incensurato, in stato di fermo, è sotto torchio. Viene fuori con forza una passione (insana) per la compagna del figlio delle vittime della violenza: per gli agenti è l'elemento chiave. La scientifica ispeziona l'appartamento: sangue all'ingresso, sui muri, nel vano comune della palazzina. Un mozzicone di sigaretta, la giacca abbandonata nella fuga. Manca l'arma. Sarà il trentunenne, collaborando con gli inquirenti, a raccontare dove è finita: prima di tornare a casa, l'avrebbe gettata nel fiume in zona San Pasquale. È lì che la trovano. E viene arrestato, per tentato duplice omicidio, con la misura comunicata al pm D'Orefice.

I FERITI 
I coniugi, trasferiti nell'ospedale a Cassino, vengono trasportati a Roma nella notte. Prima la donna, più grave, con un importante ematoma alla testa, in eliambulanza. Poi, intorno alle due, il marito. Entrambi in prognosi riservata. Sono feriti e spaventati, il figlio sotto choc. Anche la compagna. Tutti vengono ascoltati. La settantunenne viene sottoposta a un intervento per ridurre l'ematoma. Ieri in serata arrivano buone notizie: non sembrerebbe esserci pericolo di vita. Ma la città è schiacciata da una violenza che non riconosce e non capisce.

di: Carmela Di Domenico