Sono da poco terminati i funerali di Don Bruno Antonellis, celebrati da Mons. Gerardo Antonazzo nella gremita chiesa di Santa Restituta, a Sora. Il sacerdote, molto amato in città e in tutto il comprensorio, è stato ricordato con commozione alla presenza di oltre duemila persone. Alle esequie non sono mancate autorità civili e militari, esponenti di associazioni, cinquanta preti e gli ex vescovi di Sora Chiarinelli e Brandolini, oltre i cittadini. Dopo le esequie, Don Bruno, scomparso il giorno 13 gennaio, all'età di 82 anni, verrà sepolto a San donato Val di Comino, sua città natale. 

Ecco il pensiero dedicatogli da Sua Eccellenza Antonazzo:

"Sora non sembra essere più la stessa, senza di te. La nostra Chiesa diocesana sembra essere diventata meno ricca senza di te, pastore buono, amabile don Bruno. Soffriamo oggi di un'orfananza spirituale, come indifesi, privati di una buona paternità alla quale ci sentiamo come strappati da un'impietosa malattia. Quanto grande è il bene che un prete, che ogni prete e ogni vescovo, può fare! Grande…quanto le attese della nostra gente. Don Bruno muore all'alba della domenica in cui la comunità cristiana celebra la festa del Battesimo del Signore; quasi a darci l'ultima lezione, e ricordare a tutti noi che non c'è grazia più grande che l'essere diventati cristiani! Don Bruno amava definirsi, tra il serio e il faceto, un "prete laico", quasi a dire la sua dichiarata allergia ad ogni forma di servilismo dogmatico, e di obbedienza di facciata asservita al potente di turno. Ha sempre, pertanto, preferito dialogare con tutti, confrontarsi con chiunque, vicino o distante rispetto alla pratica religiosa cristiana. Uno spirito libero, capace di pensare, e disposto a sottoporre le proprie convinzioni al vaglio del confronto e al rispetto delle differenze culturali. La preziosa eredità lasciata da don Bruno è inestimabile; non perfetta certo, ma profondamente concreta, intrisa di un umanesimo squisitamente evangelico. Un'eredità che custodisce la memoria dell'uomo, del credente, del servo consacrato a Dio. Sono convinto che la forza che ha tenuto saldamente unite queste tre dimensioni sia stata quella dell'amore. Possiamo dire anche di lui che ha stupito con il suo insegnamento, perché ha insegnato come uno che ha autorità! 

Innanzitutto, don Bruno ha amato la Chiesa, ha servito la Chiesa, ha abitato la Scuola in modo rispettoso e intelligente in qualità di insegnante di Religione, fecondando con il vangelo la formazione culturale dei suoi alunni, molti dei quali oggi semplici ed esemplari cittadini, come anche professionisti impegnati nei vari settori della vita civile e istituzionale.

Ha servito i poveri con riserbo e discrezione, non solo con la sbrigativa elemosina, ma ancor più con la cordialità dell'accoglienza e della compassione. Ha dispensato misericordia per tutti. Ha saputo ascoltare e consolare, correggere e incoraggiare: un'arte, questa, particolarmente difficile, la cui complessità don Bruno ha saputo dipanare elegantemente.

Il suo esempio ci ha insegnato non solo a vivere, ma anche a morire. Nei pochi mesi della sua malattia lo ha visitato tanta gente, e a ciascuno, instancabilmente, ha donato un frammento di pace e di rassicurazione. Alla fine, ha preferito morire da solo: è morto con la stessa discrezione con la quale ha vissuto, quasi preoccupato di non infastidire ancora. All'arrivo della luce pasquale della domenica si è consegnato dolcemente alla morte, lasciandosi abbracciare dal Signore"