Il muro di reticenze o di "non ricordo" al processo per l'omicidio di Emanuele Morganti si sta sgretolando. Nella decima udienza davanti alla corte d'assise presieduta dal giudice Giuseppe Farinella, chiamata a giudicare Franco e Mario Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna, inoltre sette ore di dibattimento sono stati sentiti cinque testi, un paio dei quali hanno fornito un rilevante contributo per la ricostruzione dell'aggressione subita da Emanuele il 25 marzo del 2017.
Ketty Lisi, fidanzata e collega di lavoro di Emanuele, offre una ricostruzione dettagliata solo dell'inizio della lite all'interno del Miro, mentre di fuori dice di avere dei ricordi sbiaditi («Vedevo tutto nero»).

Tanto che il presidente della Corte le ha detto: «Ci aspettiamo che quel ricordo ce lo rappresenti in maniera completa».
Lei ricorda di Emanuele che «mi hamesso le mani sulle guance e ha detto ce ne dobbiamo andare». E «che volevo chiamare i carabinieri, ma non riuscivo nemmeno a sbloccare il codice». Spiega che Franco Castagnacci, passando, le disse «Emanuele sta bene» e che «ricordo una persona molto grande, vestita di nero, di spalle che lo colpisce ed Emanuele si accascia». Con riferimento all'inizio della lite parla di «spintoni» dei buttafuori ad Emanuele, anche se su contestazione della difesa (il collegio è composto dagli avvocati Alviani, Bucci, Carbone, Colagiacomo, Di Liberatore), emerge che all'epoca dei fatti ai carabinieri parlò di «calci e pugni».

Per quanto riguarda quanto accaduto all'interno c'è un duro scontro tra i pubblici ministeri Giuseppe De Falcoe Vittorio Misiti con i difensori di Castagnacci e Palmisani, quando la procura ha chiesto spiegazioni sul «pestaggio» all'interno proprio perché finora nessuno ha usato questo termine per dentro. Riccardo Milani, amico di Emanuele (la cui famiglia è parte civile con l'avvocato Pavia), ha ricostruito i momenti iniziali della lite con il lancio del portatovaglioli contro Emanuele e una sedia pronta per essere scagliata. Quindi fa cenno a Morganti inseguito e malmenato. Aggiunge di aver visto Paolo Palmisani dare uno schiaffo a Emanuele quando era tornato dalla fidanzata. Dichiara di aver visto «Franco Castagnacci che stava sopra Emanuele», ma non sa indicare se lo picchiava in quel frangente.

Riferisce di un buttafuori che colpiva Gianmarco Ceccani, amico di Emanuele, prima che accorresse in soccorso di Morganti. Conferma il particolare di Franco che blocca Gianmarco. Quindi illustra ancora: «Palmisani chiedeva a un amico se era lui. E l'amico ha risposto lascialo stare». Sul momento clou dell'aggressione, il teste parla di un violento colpo che faceva perdere l'orientamento a Emanuele. Il testimone dichiara di aver capito solo successivamente che era Mario Castagnacci «dal maglioncino e dal fisico». Descrive una ragazza bionda che sputava sul corpo di Emanuele. E anche in questo caso l'identificazione sarebbe arrivata ex post, nella sorella di Fortuna. Il teste su sollecitazione dell'avvocato Carbone ricorda di esser stato convocato dallo zio di un amico per incontrarsi con alcuni parenti degli arrestati per riferire su quanto accaduto in piazza Regina Margherita.

Anna Puca, giunta al Miro in compagnia di Gianmarco Ceccani, spiega che appena arrivato Mario Castagnacci aveva insultato il loro amico Lorenzo. Ricorda di Emanuele che esce dal locale con la camicia strappata e i capelli scapigliati.
Riferisce di Gianmarco che «si è messo in mezzo e dice I carabinieri in piazza Regina Margherita dove Emanuele Morganti venne aggredito questo è amico mio». Ma il pestaggio continua. E ancora che «Mario dà uno schiaffo forte a Emanuele, vicino a una porta ad arco. L'ho visto come una persona che perde le forze». Quindi la teste per un attimo si concentra su Gianmarco e sente solo il botto di Emanuele che sbatte sull'auto. La ragazza dichiara diaver visto anche un manganello tirato fuori da un buttafuori e Franco Castagnacci che, in dialetto, dice "uccidetelo". Anche lei riferisce del colpo dato da Mario a Emanuele.

Su sollecitazione della difesa Castagnacci-Palmisani, la ragazza dice di essersi rifiutata di incontrare Ceccani, che la chiamava per vedere anche la sorella di Emanuele, prima di andare a testimoniare dai carabinieri. «Perché devo incontrare un'altra persona?», la replica. Sentito Gabriele Evangelisti, un amico di Mario con il quale era andato al Miro. Ricorda dei buttafuori che «strattonavano Emanuele», Gianmarco che «mette le mani addosso a un ragazzo per difendere Emanuele» e «Paolo che ha dato uno schiaffo in faccia ad Emanuele senza motivo». Poi dice di Mario che «ha dato due schiaffi ad Emanuele e ioli ho separati». E ancora Emanuele che fa il giro delle auto per scappare e stramazza contro la Skoda. Insiste: «Mario si è fatto prendere dalla frenesia, s'era esaltato»: Quindi ricorda che dopo l'accaduto insieme a Mario è andato in tre bar di Alatri a bere birra e Campari, quindi a Frosinone e da due amiche, dove i carabinieri hanno chiamato Mario dicendogli di andare da loro.

E fu lo stesso teste, dichiaratosi all'oscuro della gravità dell'accaduto, ad accompagnarlo. L'ultimo teste Lorenzo Fanella dice di Emanuele trascinato a terra dai buttafuori che lo cacciano. «Ho visto un ragazzo di spalle». Era quello che colpiva Emanuele. «L'ho visto cadere come un sacco di patate», ricorda la scena il ragazzo. Aggiunge che l'ultimo aggressore «assomigliava a Mario». Allora descrive un'altra persona con il maglione bianco, che non era Franco, e che picchiava anche lui. Prossima udienza a febbraio.