Frosinone, 4 ottobre 1981, ore 13.56: una donna entra nel carcere di piazza Risorgimento, con altre tre persone armate di pistola (il commando in totale era di tredici unità). Un'azione "militare" che dura dieci minuti e che si conclude con l'evasione di Cesare Battisti. In quel momento inizia la lunghissima latitanza del leader dei Proletari armati per il comunismo. Roma, 14 gennaio 2019, ore 11.37: il Falcon 900 del Governo italiano, decollato da Santa Cruz in Bolivia, atterra all'aeroporto di Ciampino. Dalla scaletta scende Cesare Battisti, la cui latitanza era terminata il 12 gennaio scorso con l'arresto in Bolivia. Giubbotto marrone, pizzetto di barba che gli incornicia il mento, senza manette, testa alta: accenna un sorriso alle telecamere e ai fotografi che ne immortalano l'arrivo. Circondato da una quindicina di agenti dei reparti speciali armati di mitraglietta, ai funzionari dell'Antiterrorismo dice: «Ora so che andrò in prigione». Ringrazia per il trattamento e per i vestiti più pesanti che gli sono stati forniti durante il volo.

A Ciampino ci sono il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Il vicepremier e leader del Carroccio dice: «Oggi penso che l'Italia debba festeggiare, con troppo ritardo. È una giornata nel nome della giustizia, dell'onore, del buonsenso. L'Italia ha ritrovato centralità, rispetto e rispettabilità. Sono contento che abbiate potuto vedere ovunque queste immagini, segnale di rinnovata fiducia e giustizia». Alfonso Bonafede, esponente di spicco dei Cinque Stelle, nota: «È il risultato di un intero Paese, un risultato storico: quando le istituzioni italiane sono compatte non ci ferma nessuno».

Intanto, in una saletta dello scalo militare di Ciampino, a Battisti vengono notificati gli atti, cioè le sentenze restrittive della libertà. Quindi, sempre in aereo, viene portato a Cagliari e, quindi, trasferito in carcere a Oristano. Il ministro Bonafede spiega: «È stato consegnato al Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria e non sarà portato a Rebibbia ma ad Oristano per ragioni di sicurezza». In effetti il carcere "Salvatore Soro" è una struttura di massima sicurezza, inaugurato nel 2012. In sette anni nessuno ha mai tentato di evadere. Cesare Battisti dovrà scontare la pena dell'ergastolo per reati "ostativi", che in teoria impedirebbero la concessione di benefici penitenziari per coloro che sono stati condannati per reati di terrorismo o mafia.

Anche se questa norma è entrata in vigore nel 1991, mentre Battisti ha commesso i reati prima di questa data. In ogni caso è un tema che si porrà nei prossimi anni e di competenza dei giudici del Tribunale di sorveglianza. Nell'ipotesi di buon comportamento, considerando anche l'età (Battisti ha 64 anni), per usufruire di permessi premio e uscite per brevi periodi dal carcere, bisogna aver scontato almeno dieci anni di detenzione. Ventisei per la liberazione condizionale. Intanto però Cesare Battisti sarà sottoposto all'isolamento diurno per 6 mesi. È stato condannato all'ergastolo (con sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991, ma in contumacia) per due omicidi commessi direttamente e due in concorso. Delitti per i quali lui ha sempre negato ogni responsabilità.

È accusato di aver partecipato all'omicidio del maresciallo Antonio Santoro (nel 1978). Poi di quello del gioielliere Pierluigi Torregiani (nel 1979 a Milano), per il quale Battisti è stato condannato come mandante ed ideatore. Quindi l'omicidio del macellaio Lino Sabbadin (nel 1979 a Mestre), per il quale ha fornito copertura armata. Infine, Cesare Battisti è accusato altresì di essere stato l'esecutore materiale dell'omicidio dell'agente della Digos Andrea Campagna (nel 1978 a Milano).
Trentasette anni e tre mesi di latitanza vissuta tra Francia, Messico, Nicaragua, ancora Francia, Brasile e Bolivia.
Oristano, 14 gennaio 2019, ore 17.25: Cesare Battisti varca le porte del carcere della frazione di Massama, a bordo di un  furgone con i vetri oscurati e diverse auto al seguito con sirene spiegate. Il cerchio si chiude.