Dopo il recente pronunciamento del Consiglio di Stato sul divieto assoluto di caccia nelle zone al confine con il Parco nazionale d'Abruzzo che ricadono nel versante laziale, riprende la battaglia delle organizzazioni ambientaliste per l'istituzione della cosiddetta "area contigua laziale" del parco.

Le associazioni "Orso and friends" e "Salviamo l'orso" hanno chiesto al ministro dell'ambiente Sergio Costa «un incontro urgente per accelerare l'iter per istituire l'area contigua nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise - si legge in una nota congiunta - e arrivare così, dopo quasi trent'anni, ad ottemperare finalmente all'applicazione dell'articolo 32 della legge 394/91».

Le due associazioni annunciano: «Nei prossimi giorni ci sarà un primo incontro tra la Regione Lazio, i sindaci dei comuni del versante laziale e il Pnalm per procedere alla realizzazione dell'area contigua». Un obiettivo che "Orso and friends" e "Salviamo l'orso" considerano fondamentale per la tutela dell'orso bruno marsicano.

«Uno degli indirizzi della norma è che l'attività venatoria venga svolta dai residenti dei comuni del parco - precisano le associazioni - L'applicazione di questa legge è fondamentale perché i cacciatori locali conoscono perfettamente il territorio e gli animali. Questi devono avere dalla loro il privilegio di cacciare nelle loro zone ma anche l'onere di controllare queste terre.

L'area contigua potrebbe essere il punto di partenza per riordinare una volta per sempre un problema che si trascina da anni e che ha contrapposto sulla base di luoghi comuni cacciatori ed ambientalisti. Con l'area contigua - concludono i due sodalizi - si metterebbe fine inoltre al business legato alle aziende faunistico-venatorie che spesso è stato sinonimo di favori ad amici e amici degli amici».