La notizia dei maltrattamenti alla scuola materna di via Zamosch ha innescato una reazione a catena in tutti i gruppi whatsapp dei genitori della città martire. All'improvviso ogni madre e padre sembrerebbe aver notato qualche atteggiamento strano nel proprio figlio. Un giocattolo lanciato, una parola volgare. Quasi tutti a gran voce chiedono telecamere in ogni stanza di ogni scuola. È scattata la psicosi e il terrore serpeggia tra uffici, davanti ai tavoli del bar e tra gli scaffali del supermercato. Tutti hanno un'opinione in merito e tutti si sentono un po' vittime. Il clima in città è davvero molto teso

Le telecamere delle reti nazionali hanno immortalato, ancora una volta, la città di Cassino per un episodio che lascia una pagina nera che difficilmente potrà essere cancellata o, comunque, dimenticata. Sui social la rabbia la fa da padrona e i toni dei commenti sono furiosi. Sembrerebbe che gli unici ad andarci con i piedi di piombo siano proprio i genitori dei bambini che frequentano quella classe. Fatti davvero troppo grandi per qualsiasi città o paese, episodi troppo brutti da poter essere chiusi in un cassetto. Sono crollate le certezze di migliaia di famiglie.

Ieri mattina il clima sembrava come congelato, i genitori come tutti i giorni sono arrivati di buon'ora per lasciare i figli a scuola. I piccoli, con i loro zainetti variopinti e i grembiulini a quadrettini hanno salutato e sono entrati. Qualche attimo di tensione si è consumato quando alcuni genitori hanno gridato contro una parte del personale scolastico: «Qualcuno deve aver visto, non è possibile che nessuno sapeva niente». Rabbia sì, ma tanta preoccupazione sui volti delle mamme e dei papà presenti.

Dopo l'inizio delle lezioni alcuni genitori della "classe incriminata" si sono ritrovati a pochi metri dai cancelli per confrontarsi. Per capire insieme se nei loro piccoli ci fosse stato qualche segno anomalo, qualche pianto di troppo, qualche parola fuori posto. Increduli e attoniti, qualche bambino sembrerebbe aver mostrato atteggiamenti più aggressivi. Nel tardo pomeriggio di ieri i genitori hanno incontrato la dirigente per fare il punto e cercare di capire come affiancare una psicologa infantile ai piccoli.
I genitori ora vogliono solo vedere i filmati, vogliono vedere se i loro figli siano stati vessati, sfiorati, rimproverati. Vogliono sapere e il prima possibile per aiutare i loro bimbi, per proteggerli.

«Anche se mia figlia non è stata toccata -ha sottolineato una mamma- magari il solo fatto di aver assistito a un comportamento così grave può averla scossa o segnato la sua emotività».
Una violenza a 360 gradi, non solo fisica, ma anche emotiva e psicologica, meno tangibile e più profonda, questa è la più grande paura dei genitori. Al posto delle maestre sospese fin da giovedì mattina c'erano già due sostituti, una maestro e una maestra dell'istituto. I bambini non si sono accorti di nulla ed è proprio così che anche i genitori hanno deciso di agire, senza pressioni sui piccoli con domande e interrogatori: «Noi ci siamo comportati come tutti gli altri giorni, abbiamo comunque evitato di parlare di quanto accaduto davanti a mio figlio».

Il silenzio avvolge la piazzetta antistante la materna, il cantiere fermo, il freddo pungente e l'assenza di quel viavai che giovedì mattina ha destabilizzato tutti ha bloccato nel tempo la scuola.
Chiunque passi nei pressi dell'ingresso non può fare a meno di fermarsi e con lo sguardo si volta, nella ricerca morbosa di qualche scena anomala. Le insegnanti e il personale scolastico sono al lavoro ma con il cuore in pezzi. Per loro è ancora più difficile vivere una quotidianità serena con i bambini e avere quel pensiero costante e lacerante: "È mai possibile che proprio a qualche metro da me potesse accadere tutto questo?". Alcune rappresentanti d'istituto però rassicurano: «Ho avuto il mio primo figlio in questa scuola e ora c'è il secondo. Se avessi minimamente pensato che questa scuola non era una buona scuola non l'avrei scelta, l'anno scorso ha anche vinto un premio -ha detto mamma Corinne- intanto ci affidiamo alla magistratura che faccia le dovute indagini e ricostruisca quanto è accaduto. Ma posso dire con certezza che non si può generalizzare e mettere tutti nel calderone».
Mamma Elen aggiunge: «Io ho avuto il grande e ora c'è il piccolo, la scuola è sempre stata aperta, io in qualsiasi momento arrivo vedo le porte delle aule aperte. Chi ha commesso reati e chi ha colpe deve pagare, su questo non si transige. Ma non si può crocifiggere chi fa questo lavoro con passione e abnegazione».

di: Paola E. Polidoro