La dottoressa Ilaria Ricciuti, psicologa con decennale esperienza nel settore e consulente tecnico in ambito legale, prova a fare il quadro della situazione.

Cosa succede nei bambini quando subiscono abusi anche solo verbali?
«Nei bambini, anche solo se esposti a violenze verbali, si innesca uno stato di trauma psicoemotivo poiché vengono esposti ad aggressioni che non hanno mai subito prima in ambito familiare. Aggressioni attuate da parte di figure investite di un ruolo protettivo ed educativo che anziché aiutarli li maltrattano».

Cosa devono notare i genitori per capire che c'è qualcosa che non va nei figli?
«Nel bambino si attiva uno stato di disagio che, quando sono molto piccoli si manifesta soprattutto con alterazioni nel comportamento, mentre quando sono più grandi e hanno sviluppato una capacità di verbalizzazione vi può essere una chiara espressione verbale di disagio rispetto a quanto accade a scuola. Se succede qualcosa di anomalo il bambino esprime sempre il suo malessere e se i genitori sono attenti sono capaci di notare questo malessere».

Sarebbe corretto un turn over delle insegnanti delle materne o un controllo psicologico annuale per valutare lo stress?
«Più che un turn over sarebbe indicata una valutazione dello stress e dello stato psico-emotivo delle maestre che troppo spesso viene ignorato. Garantirebbe la tutela dei minori con cui si interfacciano e delle stesse maestre».

È possibile che personale scolastico e colleghe non vedano questi episodi?
«Spesso certi abusi non vengono alla luce finché non diventano evidenti e ciò succede anche per quanto riguarda i colleghi. In molte situazioni le segnalazioni di abuso sui bambini sono partite proprio da colleghe che hanno capito che qualcosa non andava. Non si può generalizzare».

Un consiglio alle mamme?
«Il consiglio migliore che posso dare è quello di osservare il proprio bambino e sviluppare un dialogo quotidiano con lui. Inoltre il confronto con altre mamme può essere utile per capire cosa accade agli altri compagni di classe del proprio bambino e di conseguenza in che ambiente è inserito».

Spintoni. Insulti. Maltrattamenti. Questo il quadro ricostruito dagli inquirenti a seguito della denuncia di un genitore. Indagini che hanno avuto il supporto anche di telecamere interne per verificare che cosa accadesse all'interno di quella scuola dell'infanzia dove 28 famiglie mandano i loro figli nella totale fiducia nell'istituzione scolastica. Una fiducia che ora andrà ricostruita nel tempo mentre le indagini per verificare altri episodi o problematiche connesse continuano per mano della polizia giudiziaria su delega della procura. Intanto martedì alle 12 le due insegnanti raggiunte da provvedimento di introduzione per un anno potranno difendersi e raccontare la propria verità. L'interrogatorio è stato fissato e in quella sede potranno essere ascoltate e ricostruire i fatti. Una delle due è difesa dagli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola

di: Katia Valente

Ventotto alunni. Non tutti in classe oggi. Ventotto alunni da far crescere e due maestre allontanate per maltrattamenti proprio su alcuni di quei 28 alunni del secondo circolo di Cassino in quella via Zamosh dove la città si incontra ogni giorno, punto di snodo e cruciale. Figli di ogni estrazione sociale tra quei banchi. I più "monelli", come li chiamano loro, subivano insulti oppure umiliazioni davanti a tutti come la testa reclinata sul banco o la posizione da "soprammobile". Difficile pure da ripetere. Figuriamoci da immaginare. Figuriamoci da vivere come genitori. Eppure quei video elaborati grazie alle autorizzazioni del sostituto procuratore Bulgarini e "studiati" dalla polizia giudiziaria giorno e notte sono eloquenti.
Per questo poco fa la dirigente scolastica si è trovata faccia a faccia con gli investigatori. Un colloquio con chi, probabilmente, avrebbe dovuto vigilare. Ma non c è alcun provvedimento o individuazione di responsabilità, solo un semplice colloquio all'interno di un fascicolo che non è affatto chiuso. Come non è chiuso un ambiente scolastico e tanti interagiscono ma vedono e magari tacciono. Ecco allora che il provvedimento dell'interruzione di un anno dall'attività scolastica è solo una misura d'urgenza, all'interno di una indagine lampo condotta dagli uomini del dottor Mascia che hanno dato la priorità ai piccoli allievi rispetto ad altra attività. Un primo provvedimento. Già si stanno raccogliendo altri elementi e iniziando ad ascoltare altre persone. Diversi i genitori che hanno notato "cose strane" e ora vogliono vederci chiaro. Anche oggi, come era immaginabile, qualche tumulto e qualche reazione da parte dei genitori che vanno varcato quella soglia per accompagnare i figli. Martedì alle ore 12 si terrà l'interrogatorio delle due maestre. Una delle due è difesa da Sandro Salera e Paolo Marandola.

SEGUONO AGGIORNAMENTI

di: Katia Valente

I guai sono solo all'inizio per le due maestre dell'asilo di via Zamosch che questa mattina sono state portate via dalla polizia. Una giornata convulsa quella vissuta dalla città martire, iniziata dopo le 8.30 di questa mattina. I piccoli scolari, come sempre, erano da poco entrati in classe. Sono passati pochi minuti e davanti alla scuola dell'infanzia del secondo circolo è giunta la volante della polizia. Una volta in commissariato le due insegnanti hanno scoperto di essere in destinatarie di un provvedimento di interdizione, dunque, di allontanamento dall'istitituto per 12 mesi. Per entrambe, difatti, due maestre di 54 e 63 anni, è scattata l'indagine per maltrattamenti, dunque potrebbero rischiare il processo e condanne giudiziarie, oltre che l'interdizione. Ma le indagini portate avanti dalla squadra di polizia giudiziaria su delega del sostituto procuratore Bulgarini vanno avanti e non si possono certamente escludere ulteriori sviluppi.
In attesa del corso che farà l'iter investigativo, il processo sommario è scattato quasi subito da parte dei genitori dei piccoli. I quali, non appena avuto notizia di quello che era accaduto, sono andati subito a riprendere i loro bambini. A stento mantenevano la calma: quando una delle due maestre è rientrata a scuola accompagnata dalla figlia per prendere le sue cose, un papà di uno dei bimbi è arrivato a minacciarla di morte. Attimi di tensione, poi la maestra è riuscita a rimettersi in macchina e a tornare a casa.
Intanto, alla spicciolata, tutti i genitori sono andati a riprendere i bimbi. Rabbia, tanta. Ma anche incredulità. Per tanti, infatti, le due professioniste erano ben volute dai loro piccoli. Anche per le colleghe delle due maestre raggiunte dal provvedimento, si tratta di un fulmine a ciel sereno. Non avevano mai avuto sospetti di nulla. Si tratta difatti di una scuola d'eccellenza che ogni anno registra tantissime iscrizione. Tuttavia la dirigente del secondo circolo si è trincerata nel silenzio per tutta la giornata.
A parlare, spiegando nel dettaglio com'è scattata l'indagine, è stato il vice questore Raffaele Mascia: «L'indagine nasce dalle dichiarazioni dei genitori di uno dei bambini che aveva uno stato d'ansia e timore nell'andare a scuola. Trattandosi di bambini abbiamo dato priorità assoluta a questa indagine che è durata circa un mese e mezzo».
Della questione si è interessato, da subito, anche il sindaco D'Alessandro. Ha raggiunto personalmente la scuola e da lì ha spiegato: «Chi sbaglia paga, ed è giusto che paghi. Ma chi svolge correttamente il proprio lavoro non deve essere minimamente intaccato. Quanto accaduto non lede il buon nome della città di Cassino. L'appello che faccio ai genitori è quello di portare tranquillamente i bambini a scuola sia in questo che negli altri istituti della città».
La scuola intanto ha annullato l'open day che era in programma oggi, mentre torna d'attualità un altro tema: quello, appunto, di avere telecamere permanenti all'interno degli asili. Su tutti chiosa il consigliere comunale della Lega Claudio Monticchio, che dice: «Attendiamo gli esiti della magistratura per ogni valutazione in merito. Bene la posizione del Vice Premier e Ministro degli Interni, Matteo Salvini che chiede l'approvazione nel 2019 della legge che permette di accendere le telecamere negli asili e nelle case di riposo, per difendere bimbi e anziani dalle violenze».

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di: Alberto Simone