Un altro furto in zona Tofaro, a Sora. I ladri hanno fatto nuovamente visita nella zona durante la notte della Befana. Brutta sorpresa per una famiglia del posto che, rientrata a casa, ha scoperto quanto accaduto. Un dispiacere enorme vedere portati via i ricordi di una vita, gioielli, denaro, peraltro proprio durante il periodo delle festività natalizie. Sul colpo stanno indagando i carabinieri.

La signora che ha subìto il furto si è sfogata su Facebook lanciando un accorato appello ai concittadini a stare attenti e confidando il suo stato d'animo angosciato per quanto ha vissuto. «Sensazione terrificante - scrive la donna nel post - Tornare a casa, inteso come il rifugio in cui ci si sente protetti, il posto che si ritiene più sicuro, lo spazio dove essere liberi di vivere lontani da tutto ciò che può minacciare la propria tranquillità, e trovare all'aria ogni cosa, vedere a terra tutto ciò che si è custodito con cura, attenzione, delicatezza, per mano di chissà chi, ha davvero un sapore amaro, troppo amaro».

Quindi si scaglia contro i ladri: «Esseri luridi, schifosi, crudeli, maledetti, non si può definire diversamente chi viola la tua privacy, chi entra nel tuo mondo e in modo disumano calpesta con violenza le tue sicurezze. Ladri di cose ma soprattutto ladri di serenità umana. Invito tutti gli abitanti di Tofaro a vigilare e ad essere prudenti affinché nessun altro di voi sia vittima di questa gentaglia».

L'apprensione in tutta la zona è alta perché non è il primo caso del genere che si verifica. Appena la scorsa settimana alcune abitazioni di San Giuliano sono finite nel mirino dei ladri e una decina di giorni fa è toccato ad altri residenti della zona di Carnello. «Bisogna tenere alta l'attenzione - dice un residente della zona di Tofaro - Abbiamo bisogno di sentirci protetti, sia fuori che dentro le nostre case. Se ci fossero delle pattuglie di agenti in divisa, anche semplicemente transitando con la volante nelle zone più buie della città con una maggiore frequenza, forse tutti questi furti diminuirebbero».