Botte in continuazione, per un nonnulla. Pretesti cercati solo per alzare la voce, molto più spesso le mani. Una violenza brutale, ogni volta che tornava a casa dopo le lunghe parentesi legate ai viaggi intrapresi per lavoro. Quando lui, sui trent'anni, originario di San Vittore del Lazio, usciva di casa era un sollievo. Poi, però, quando le consegne erano terminate e tornava a casa, iniziava ancora una volta l'incubo. Fino a che la paura e il dolore hanno pian piano recuperato la strada del riscatto e si sono trasformati prima in rabbia, poi in coraggio: è stata la denuncia alla polizia a salvarle la vita.
A permettere che quegli abusi, persino sessuali, fossero solo un brutto ricordo.

Sono stati gli agenti del Commissariato di Cassino a far scattare le manette ai polsi del camionista, chiamato ora a rispondere di maltrattamenti e violenza sessuale sulla compagna. La squadra di polizia giudiziaria del Commissariato ha infatti eseguito ieri mattina la misura cautelare emessa dal gip Montefusco, su richiesta del sostituto procuratore, Chiara D'Orefice. La delicata attività d'indagine della polizia di Stato ha permesso di mettere insieme tutti i tasselli della triste vicenda: telefonate piene di insulti e minacce anche di morte erano la parte meno cruenta di una relazione divenuta insostenibile.

Violenze e maltrattamenti andati avanti per anni, come dimostrato dai numerosi referti medici dell'ospedale che raccontano (senza parafrasi) cosa la vittima sia stata costretta a subire. Come accertato dagli uomini del dottor Mascia, il trentenne avrebbe persino costretto la sua compagna a rapporti sessuali senza la sua volontà. Episodi ripetuti nel tempo.
Elementi, questi, che hanno sostanziato la misura dell'arresto in carcere per il giovane a cui è stato anche sequestrato in modo cautelativo un fucile.

I dati e l'appello
Quasi 500 le storie di abusi e maltrattamenti negli ultimi tre anni. In quelle 483 notizie di reato giunte in procura a Cassino nel 2016, nel 2017 e nei primi nove mesi del 2018 ci sono 483 vite sfibrate dalla violenza nata tra le mura domestiche, spesso a carico di mogli, madri e figlie. Le cifre, purtroppo, parlano chiaro. La differenza, però, può farla la forza delle vittime. Per questo la polizia di Stato, ancora una volta, rinnova l'appello alle donne e più in generale a chiunque subisca violenza. Solo in questo modo si possono concretamente gli abusi.