In una concattedrale semivuota il vescovo Gerardo Antonazzo ha celebrato il Te Deum di fine anno, lanciando un monito alla politica. Seduti ai primi banchi il sindaco, gli assessori Iadecola e Papa, alle loro spalle il neo assessore Franco Evangelista e il collega Dell'Omo con il dottor Lena; in un altro banco Edilio Terranova. Poi la gente, i cittadini, gli uomini e le donne di Cassino. Il vescovo, più sorridente e fermo del solito, ha accolto i fedeli con la serenità che lo contraddistingue. Nella sua omelia ha affrontato gli aspetti fondamentali della quotidianità: la famiglia, i doveri dei genitori e dei figli e, soprattutto della politica, quella buona.

Le beatitudini del politico
«Il Papa ha parlato del cardinale vietnamita François-Xavier Nguyen Vãn Thuân, morto nel 2002. Da lui il pontefice ha preso spunto per parlarci di cosa significhi essere un buon politico – ha spiegato monsignor Antonazzo - Beato il politico che ha un'alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo. Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità, colui che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse. Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente. Beato il politico che realizza l'unità. Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale. Beato il politico che sa ascoltare. Beato il politico che non ha paura». Otto punti diretti agli amministratori seduti in chiesa: coloro che, secondo il vescovo, hanno la responsabilità di tutelare il popolo e di far rispettare la libertà e l'uguaglianza di tutti.

La Costituzione dall'altare
Il vescovo ha addirittura citato la Costituzione Italiana, l'articolo 3: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Una scena insolita ma con un significato che va al di là di una semplice celebrazione: un vero e proprio invito.

L'invito
«La responsabilità delle eguaglianze è compito anche della buona politica – ha proseguito Antonazzo - Papa Francesco ci ricorda come siamo tutti fratelli in umanità. Il mio invito alle realtà amministrative, che hanno pochissimi mezzi per poter intervenire, è quello di non aver paura di alzare la voce ai piani alti perché i problemi della gente sono seri e drammatici: non bisogna aspettare una rivolta del popolo, sono questioni che ci coinvolgono tutti. Tocca a chi di responsabilità ne ha molte, di rimuovere quegli ostacoli che impediscono la libertà e l'uguaglianza dei cittadini. Il Papa ci ha detto che la buona politica è a servizio della pace. Fraternità umana è fraternità sociale. La speranza è che arrivi una risposta, o almeno una progressiva soluzione promossa con la responsabilità di tutti».

Tre dimensioni
«Se i figli hanno un buon rapporto con i genitori e i genitori con i figli, allora l'esperienza della famiglia è bella e c'è desiderio di replicarla. La voglia di vivere la generatività è guidata dal mistero di Dio – ha evidenziato ancora il vescovo – chi vive un'esperienza negativa non ha desiderio di replicarla, chi è testimone di gioia e amore ha da dare e potrà rivivere lo stesso amore ma anche vivere un tipo di famiglia nuova fatta di amore per il prossimo, di volontariato. Alla base della buona famiglia c'è l'ascolto e l'obbedienza. Se nelle famiglie ci sono sempre più problemi è perché non c'è più ascolto. Reimpariamo ad ascoltare per vivere esperienze migliori come figli, fratelli e genitori. La famiglia aiuta a crescere nella grazia di Dio».