Natale ricco di doni. Sani e generosi. Poveri o simbolici. Ma sempre Natale è. Per tutti. Festività "ricche" anche per il malaffare con piazze e angoli dello sballo gremiti e "roba" che circola in grossa quantità. Ragazzi e adolescenti fino a notte fonda tra schiamazzi ed ebbrezza di qualsiasi tipo. In ogni dove. Tra zone illuminate e quelle buie. Anche meno centrali e isolate. Dito puntato non certo al divertimento sano e "salutare" per la città ma al suo opposto.

Piazze affollate. Minorenni che girano fino a notte fonda. Droga e alcol. Le festività fotografano uno sballo oltre limite. Pensi la stessa cosa?
«Lo sballo spiega il responsabile di Exodus Luigi Maccaro per definizione non ha limiti nel senso che quando perdi lucidità poi non puoi prevedere come possono andare a finire le cose. Bisogna imparare a divertirsi senza sballare ma questa è una responsabilità degli adulti e di una città che non offre niente di godibile da nessun punto di vista. E nel niente, nella noia, nel vuoto esistenziale nascono tragedie che spesso coinvolgono adolescenti. Le feste poi amplificano tutto e nessuno si ricorda più nemmeno il motivo della festa».

Consumismo piuttosto che vero significato del Natale. Secondo te incide sulla formazione dei giovani che vediamo in centro a sballarsi?
«L'educazione al consumismo di beni, di rapporti, di emozioni che portiamo avanti ormai dagli anni '80 sta generando un'assenza di valori per cui uno esiste nella misura in cui ha a disposizione beni da consumare. E più si consuma più scompare il desiderio che è la vera scintilla capace di renderci migliori, come uomini e come società. Chi si sballa lo fa per non pensare, per non provare emozioni che non sa gestire, per non sentire il dolore che può farti cambiare. Consumare e non pensare. Poi non è che ce la possiamo prendere con i ragazzi di piazza Labriola».

Dipendenze a una età ancora così tenera. Si stringe il cuore a vedere certe scene durante la notte nelle aree affollate e in quelle buie dove si "fuma"e si portano alcolici da casa. Un messaggio natalizio ai genitori
«Natale è l'occasione per ciascuno di noi di rinascere. Possiamo farlo, possiamo di fronte a Gesù Bambino, rileggere la nostra storia è quella dei nostri figli e desiderare un cambiamento che migliorerà la società intera. Il senso del Natale è il senso che diamo alla nostra vita. Con Gesù Dio si è fatto uomo. Questo significa che siamo passati dalla Legge, seppur divina, dalla norma, dalla forma, dai ruoli alla relazione, alla parola che trasforma la vita, alla condivisione delle esperienze, delle povertà e dei cammini. Se Natale resta il panettone e la tredicesima spesa in regali è un'altra occasione persa.
Invece a Natale dovremmo cercare un'esperienza di povertà per incontrare Gesù, può essere una rinuncia, un dono a chi non ce lo può ricambiare, un incontro con chi è solo. Perché Gesù si è manifestato ai poveri e noi invece rischiamo di non incontrarlo. I poveri del nostro tempo sono i giovani ai quali non doniamo il desiderio di senso, la ricerca di significati, la speranza nel cambiamento».

Parla don Benedetto Ragazzi lontani dal senso del Natale.
Fuori dalle chiese a divertirsi attraverso gli eccessi. Sregolati. A volte, troppo. «Se i ragazzi sembrano lontani dalla fede ha detto don Benedetto Minchella il Natale ci ricorda che come può parlare nelle pieghe della nostra umanità il Signore, nessuno può farlo. Forse è più difficile ascoltarlo perché i ragazzi non credo che non vogliano comprendere il senso della propria vita ma lo cercano nei luoghi sbagliati o con le persone sbagliate. C'è anche un pregiudizio di carattere culturale nei confronti della fede, come se fosse per bambini o per vecchietti quando invece il Signore ha una parola bella, profonda, amorevole per tutti».