L'autopsia è durata oltre quattro ore. E i suoi esiti, incrociati con quelli della perizia balistica, potrebbero riuscire a raccontare con maggiore precisione come sia avvenuto l'incidente di caccia in cui mercoledì ha perso la vita Placidino Villani, il trentunenne di Esperia ucciso da un colpo del suo fucile all'addome. Placidino, operaio Fca appassionato di caccia e natura, non era certo la prima volta che maneggiava un fucile: le battute di caccia insieme agli amici di sempre erano per lui una passione vera. Eppure, nonostante la sua esperienza, qualcosa deve essere andato storto in quella zona impervia di Monticelli, dove è stato trovato agonizzante per primo dal padre. Una tragedia senza eguali.

Diverse le ipotesi al vaglio dei militari dell'Arma coordinati dal capitano Nicolai: il trentunenne potrebbe essere scivolato, perdendo così il controllo dell'arma oppure potrebbe essersi trattato di un malfunzionamento del fucile. Fatto sta che le risultanze dell'autopsia eseguita dal dottor Margiotta e quelle della balistica chiariranno ogni dubbio. Una ricostruzione a cui contribuirà anche l'esito dello stub eseguito nell'immediatezza e l'accertamento richiesto sui fucili: una dozzina, tra cui quello del giovane, le armi sequestrate. Senza il nulla osta del magistrato, atteso per questa mattina, sarà impossibile predisporre i funerali a cui parteciperà l'intera comunità a dir poco sotto choc. Tutto il paese si è stretto alla famiglia, assistita dall'avvocato Manlio Sera.

Le ipotesi
A trovarlo per primo, in quella zona arida, accessibile solo ai volontari del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, è stato il padre. In base a una primissima ricostruzione dei fatti sembrerebbe che  il trentunenne sia andato in avanscoperta. Poi un unico colpo e la richiesta di aiuto. Il primo che è riuscito a individuarlo (non senza difficoltà) grazie ai cani, tra quelle rocce inaccessibili, sarebbe stato il padre, infermiere della Casa della salute di Pontecorvo da poco in pensione, stimato da tutti:inutili i soccorsi. Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico non ha potuto far altro che recuperare il cadavere. I militari hanno ascoltato a lungo i presenti per ricostruire l'incidente ma al momento dell'esplosione del colpo,come accertato dai militari, non c'era nessuno.