Altra udienza fiume. La Corte d'assise di Frosinone, chiamata a giudicare i quattro accusati per l'omicidio di Emanuele Morganti - il ventenne di Tecchiena di Alatri - ha ascoltato quattro testimoni, mentre di una quinta sono state acquisite le dichiarazioni rese in fase d'indagine ai carabinieri.

L'udienza a carico di Franco e Mario Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna (difesi dagli avvocati Giosuè Naso, Christian Alviani, Marilena Colagiacomo, Angelo Bucci e Massimiliano Carbone) si è aperta con il deposito delle trascrizioni delle intercettazioni, ritenute necessarie per valutare le testimonianze da acquisire.

Quindi c'è stata la scelta concordata di posticipare a gennaio la deposizione della sorella di Emanuele. In tal senso l'avvocato di Fortuna, Bruno Naso ha chiesto alla Corte di non far assistere all'udienza di ieri Melissa in vista della futura audizione. Il presidente Giuseppe Farinella ritenuto «assorbente il suo ruolo di parte civile e dunque di parte processuale attiva», ha stabilito che Melissa (con i familiari rappresentata dall'avvocato Enrico Pavia) potesse rimanere in aula come ha sempre fatto dall'inizio del processo.

La prima teste è stata una ragazza, Martina Retrosi, giunta peraltro sul posto quando erano già arrivati i carabinieri. Interrogata dal pm Vittorio Misiti, ha riferito di una frase ascoltata da Paolo Palmisani, rivolto a un'amica: «diceva che tanto era morto e sorrideva». La teste ha aggiunto di aver raccolto da terra il giubbotto di Emanuele e di averlo passato tramite un'altra ragazza alla fidanzata di Morganti. Ha poi detto di aver visto Palmisani su una Punto grigia uscire dalla piazza.

Acquisite le sommarie informazioni di Angelina Picu, figlia della moglie di Franco Castagnacci, alla quale hanno posto le domande le difese. Si è fatto riferimento al fatto che Franco Castagnacci abbia trattenuto Gianmarco Ceccani, l'amico di Emanuele. Circostanza confermata dalla donna, anche se il presidente ha rimarcato che ai carabinieri la donna non avesse riconosciuto né l'uno né l'altro.

Altra teste, Giulia Odargi. Alle domande del procuratore Giuseppe De Falco ha risposto dicendo di aver visto Emanuele, con la camicia strappata, che veniva allontanato dal Miro: «Sembrava che l'avessero picchiato già dentro», ha dichiarato. Al che il pm ha chiesto se abbia visto picchiarlo fuori, ma ha ricevuto una risposta negativa. Quindi, ha riferito di una frase di Palmisani: «Paolo ha detto adesso ci penso io e si allontanava».

Il pm, dopo il non ricordo della ragazza, le ha contestato quanto riferito ai carabinieri all'epoca dei fatti ovvero che Mario Castagnacci colpiva Emanuele con «cinque schiaffi al volto». La ragazza a quel punto ha confermato. Su sollecitazione della difesa ha precisato che potevano anche essere «uno o due». E ha fatto cenno alla fidanzata di Emanuele: «era sotto shock, parlava da sola. L'ho fatta sedere. Poi ha detto che stavano picchiando il ragazzo». Su contestazione dell'avvocato Naso, che poi ha disquisito sul "ci" nel dialetto frusinate, è emerso che la fidanzata di Emanuele aveva aggiunto: «ci hanno menato i buttafuori».

Quindi, ha aggiunto di aver sentito un rumore forte. Era Emanuele che sbatteva contro il montante della Skoda in sosta. Tuttavia, incalzata anche dalle domande degli avvocati difensori non è stata in grado di collocare nel tempo con certezza il momento dell'impatto. Soprattutto con riferimento all'uscita dalla piazza dell'Audi sulla quale ci sarebbe stato Michel Fortuna. «In un primo momento non l'ho riconosciuto», ha detto la teste per aggiungere, a domanda della difesa, «che all'inizio pensavo fosse Franco».

Quindi, ha fatto cenno all'arrivo di una ragazza bionda con i tacchi alti, la sorella, che Michel avrebbe voluto far salire a bordo e che, strattonandola, fece cadere a terra. Pure questa testimone ha fatto cenno al giubbotto di Emanuele trovato a terra. Quindi, ha ricordato l'uscita della piazza di Palmisani e che Franco Castagnacci cercasse di tranquillizzare la ragazza di Emanuele.

La teste ha poi detto di aver avuto un colloquio, il giorno prima di esser sentita dai carabinieri, con la sorella di Emanuele che la invitava a riferire perché «è importante ogni dichiarazione».

Infine, l'ultimo teste, l'albanese Krijos Rustemi ha riferito di tre persone che inseguivano e picchiavano Emanuele, poi riconosciute ieri, pur con qualche tentennamento, dall'album fotografico mostrato dai carabinieri. Ha detto che Emanuele era picchiato anche quando era a terra e che la sorella di Michel «gli diceva parolacce e gli sputava». In precedenza ha riferito del momento dell'espulsione dal locale con uno dei buttafuori, più esagitato degli altri, che colpiva Emanuele.