Lo striscione per chiedere giustizia per Serena Mollicone e Stefano Cucchi è costato un daspo a tre tifosi canarini. Mano pesante della questura nei confronti dei tre che non potranno assistere alle partite dei propri beniamini per due anni (uno) e per un anno (gli altri). Lo striscione, affisso all'antivigilia della gara di campionato con l'Empoli, è stato ritenuto una possibile turbativa dell'ordine pubblico.

La decisione ha scatenato il tam tam sui social frequentati dai tifosi che hanno condiviso l'immagine dello striscione, appeso al multipiano di viale Mazzini.
Peraltro i tre tifosi, sorpresi dalla polizia a fotografare lo striscione, hanno ottenuto, in sede penale, l'archiviazione. Il gip ha accolto le tesi del pubblico ministero secondo il quale il reato non c'è.
Lo striscione faceva un parallelo tra i casi Cucchi e Serena Mollicone ed era stato rimosso subito dopo l'affissione dalle forze dell'ordine. A quel punto, sulla base di alcuni filmati, che non ritraggono il momento dell'affissione le indagini si erano concentrate sui tre fermati a fotografare la scritta. Nei loro confronti era contestato il reato di vilipendio delle forze armate. Dal canto loro i tifosi si  sono difesi negando di essere gli autori del gesto.

Oltre alla denuncia, era stata attivata la procedura per il Daspo. Ma mentre nel primo caso il procedimento si è chiuso con l'archiviazione, nell'altro si è arrivati fino in fondo con il divieto di partecipare alle manifestazioni sportive. Ora gli avvocati Riccardo Masecchia e Franco Fontana stanno valutando se proporre ricorso al Tar o ricorso gerarchico al prefetto. Intanto il Frosinone calcio official fan club è intervenuto per dire, tra l'altro che «siamo dalla loro parte perché manifestare la propria opinione senza usare violenza è un diritto» e «perché chiedono giustizia per due ragazzi uccisi».