Paura nella notte per Fabrizio Corona. L'ex re dei paparazzi, come lui stesso stava raccontando in una serie di Instagram Stories prima che la situazione degenerasse, nella tarda serata di ieri si trovava in una nota e pericolosa piazza di spaccio (il cosiddetto Bosco di Rogoredo, a Milano) per girare un servizio che sarebbe andato in onda domenica prossima a Non è l'Arena di Massimo Giletti, su La7. 

All'improvviso, come ha raccontato lui stesso, è stato preso "a pugni in faccia, mi hanno strappato il giubbotto e il maglione, hanno continuato a inseguirmi, sono caduto in un dirupo...". E ancora: "Mi hanno picchiato con bastoni e con l'ausilio di cani aizzati contro di me"

Sul posto, allertati dai componenti della troupe televisiva,  sono arrivati i carabinieri. I militari sono entrati nella struttura e hanno trovato il 44enne senza maglia né giubbotto, sdraiato a terra, con una leggera ferita al volto. L'hanno accompagnato all'esterno e chiamato un'ambulanza, che però Corona ha rifiutato. 

«Ero con la troupe di una società che fornisce materiale per la trasmissione "Non è l'Arena" di Giletti - ha aggiunto Corona - Io volevo documentare lo spaccio di droga in un posto dove spesso le forze dell'ordine non entrano... Avevo una telecamera nascosta e insieme a un ragazzo mi sono addentrato nel bosco». Quindi, l'aggressione, a suo dire opera degli spacciatori che controllano il Bosco di Rogoredo. 

Il post pubblicato su Instagram da Corona
"Stasera - ieri sera, ndr - mi sono recato al Bosco di Rogoredo, patria nazionale dello spaccio italiano, dove anche la polizia si rifiuta di entrare. Mentre le uniche inchieste realizzate sono state fatte di giorno da giornalisti accompagnati da polizia di scorta a circondare la zona, io mi sono recato lì solo con un operatore e un fonico per raccontare il parallelismo della mia tossicodipendenza e quella che colpisce l'Italia e la povera gente che vede uno stato inerme e una polizia disinteressata. Tutto questo solo per raccontare in maniera oggettiva, come ho sempre fatto, la realtà. Ora, in questo momento ringrazio Dio per aver protetto mio figlio Carlos Maria (il ragazzo, di soli 16 anni, da quanto scrive Corina, era evidentemente con lui al momento dell'aggressione).

La notizia ha ovviamente destato grande clamore e sul web, sui social in specie, è diventata virale. Migliaia i commenti all'accaduto. Fra questi anche quelli di quanti sostengono che ancora una volta Corona ha voluto esagerare, rischiando oltre il lecito. Soprattutto in una zona in cui, stando a quanto affermato dai bene informati, si può entrare solo con una sorta di "autorizzazione" da parte di chi il "Bosco" lo gestisce e lo domina.