Ieri i tecnici dell'AeA, gestore del depuratore Asi di Ceccano, hanno constatato che l'azienda patricana "Tecno fusti sud" sta rispettando il divieto di scarico dei reflui. All'impianto, attivo in località Colle Lami nel lavaggio di cisterne industriali, è stata notoriamente revocata l'autorizzazione perché ha bypassato il campionatore interno del Consorzio ed eluso così i controlli.

L'amministratore di "Tfs" Liberatore Cestra, intanto, si è rivolto a un legale non solo per contestare il provvedimento dell'Asi, che nel giro di una settimana farà chiudere i battenti a uno stabilimento impossibilitato a effettuare il suo scarico mensile, ma per affrontare un potenziale procedimento penale.

Sabato scorso, durate il noto blitz dei Carabinieri forestali, l'Arpa ha difatti prelevato campioni sia nella vasca di equalizzazione dell'azienda, a cui era collegata una pompa aspira-liquidi, sia nel collettore fognario di via Anime Sante, in cui era stata sversata schiuma tramite il famigerato tubo filmato dal sindaco Caligiore. Saranno, pertanto, i fondamentali risultati delle analisi a creare o meno una correlazione tra lo scarico illecito, segnalato dall'AeA, e la "Tecno fusti sud".

Quest'ultima, tra l'altro, era stata già tirata in ballo nel "Consiglio aperto ambientale" dello scorso 16 giugno in quanto la Regione Lazio, malgrado i pareri negativi dei Comuni di Patrica e di Ceccano, in cui ricade parzialmente, l'aveva autorizzata a trattare ulteriori 97 rifiuti liquidi pericolosi e non.

Sempre ieri, in attesa di sviluppi riguardo a tale vicenda, il comandante provinciale dei Carabinieri forestali Giuseppe Lopez ha preannunciato altri imminenti sviluppi dell'inchiesta per disastro ambientale plurimo nel fiume Sacco. «Il personale - ha assicurato il tenente colonnello presso il comando frusinate - è concentrato sull'attività diretta dalla Procura e ci sono spunti investigativi importanti, di cui non posso ovviamente far cenno. Tuttavia siamo già entrati in alcune aziende e i controlli interessano ormai le attività site da Anagni a Ceccano».

Le indagini, scattate dopo le vistose schiumate, «sono alquanto complesse - ha puntualizzato, poi, Lopez - perché è difficile risalire al punto di emissione degli inquinanti». A tal proposito, infine, una dovuta precisazione: «La schiuma dovuta ai tensioattivi è un fenomeno appariscente ma ci sono forse sostanze invisibili molto più dannose».