Ancora non si sa nulla sulle tempistiche e le modalità dell'intervento da realizzare per bonificare il crinale a monte della provinciale di accesso alla Valle di Canneto, dopo che le copiose piogge della fine di ottobre causarono frane e smottamenti che invasero la carreggiata della strada fino a imporne la chiusura al transito veicolare e pedonale.

Solo che il divieto di transito ha inciso profondamente su un aspetto affatto trascurabile: dal 29 ottobre scorso non è più possibile recarsi nella Valle di Canneto, quindi al Santuario Basilica. Il divieto non vale solo per una sparuta rappresentanza fatta dai tecnici dell'Acea, dell'Enel, del personale del Parco nazionale d'Abruzzo, del comune di Settefrati, della Provincia di Frosinone e, ma solo se preventivamente autorizzati, al rettore del Santuario di Canneto e al responsabile della Casa salesiana.

Domenica scorsa il vescovo Gerardo Antonazzo è stato costretto, cosa che resterà nella storia del Santuario della Madonna Bruna, a celebrare la messa a tre chilometri di distanza dal luogo di culto e lungo la strada. «Non posso mettere a repentaglio la vita dei fedeli che si recano a Canneto -ci dice Riccardo Frattaroli, sindaco di Settefrati- Io una seconda Rigopiano non la voglio» riferendosi alla tragedia del rifugio abbruzzese.

È lo stesso sindaco che fa sapere che nei giorni scorsi c'è stato il sopralluogo di due geologi inviati dalla Regione Lazio, mentre il comune di Settefrati è in attesa del nulla osta del Parco nazionale per effettuare il taglio degli alberi molti dei quali caduti sull'antico sentiero che raggiunge il Santuario attraverso i monti. Nonostante stia continuamente sollecitando a chi di competenza gli interventi per bonificare il costone dai massi in bilico, sollecitudine condivisa con il vescovo Antonazzo, tutto ancora tace», lamenta.