Ormai è certo. Un'azienda è nel mirino degli inquirenti. Ma al momento, a indagini in corso, nessuno può dire se sia responsabile delle schiumate che nei giorni scorsi hanno imbiancato il fiume Sacco. Altrettanto certo è che i due video postati su Facebook dal sindaco Caligiore, che ha raggiunto in seconda battuta gli uomini del Nipaf, alcuni tecnici dell'Asi e dell'AeA e dell'Arpa Lazio che ha provveduto a fare i prelievi, hanno scatenato i social con molti cittadini che si sono lanciati, in pieno clima di caccia alle streghe, in commenti a dir poco avventati. Da fonti investigative arriva la conferma che il cerchio sui responsabili delle schiumate si sta davvero stringendo anche se, ad oggi, non sono stati individuati, almeno in base ai dati al momento in loro possesso.

Ci sono molte piste, tante tracce, c'è un ventaglio di ipotesi e le indagini sono a buon punto. Ma per incastrare "il" o "i" colpevoli occorre l'oggettività dei dati. A tal proposito si attendono i risultati dei campionamenti effettuati dall'Arpa nei giorni scorsi, ma anche quelli fatti sabato nell'azienda di Patrica. Ovviamente gli investigatori sono al lavoro h 24, i controlli sono serratissimi, così come li fanno da anni, e anzi èproprio il lavoro passato che sta dando una spinta alle indagini, grazie a una conoscenza approfondita delle aziende del territorio, quattrocento di cui duecento consorziate con l'Asi.

La ricostruzione
Intorno alle 17.30 di sabato i tecnici dell'AeA hanno trovato schiuma nella stazione di sollevamento della rete fognaria di "Cirello" in zona Anime Sante, dove arrivano gli scarichi di circa dieci aziende della zona industriale di Ceccano.
In base ai dati in possesso di AeA le indagini sembrerebbero essersi indirizzate subito verso due aziende. In una delle due non sono state trovate anomalie. Nell'altra (quella di Patrica, la cui area ricadrebbe anche nel territorio di Ceccano) sarebbe stato ispezionato il pozzetto fiscale all'uscita dall'azienda (quello per i controlli). Sembrerebbe essere stato trovato in condizioni anomale tanto da spingere i carabinieri forestali, con cui collabora fattivamente la polizia provinciale, a effettuare ulteriori sopralluoghi all'interno del sito.

E qui avrebbero rinvenuto il tubo della lunghezza di circa settecento metri (quello filmato dal sindaco Caligiore) con cui parrebbe venissero bypassate le vasche di depurazione aziendali che trattano rifiuti pericolosi e non e da cui partono i reflui che arrivano, attraverso la rete fognaria, al depuratore di Colle San Paolo. Un meccanismo che se dovesse essere confermato dagli investigatori avrebbe bypassato il campionatore automatico che traccia i reflui di ogni azienda consorziata primi di finire nelle condotte fognare che portano al depuratore (i consorziati hanno delle tabelle da rispettare per scaricare nell'im pianto). Ora saranno le analisi dell'Arpa a dire di che rifiuti effettivamente si tratti, se siano inquinanti o meno. E, vista la schiuma nel collettore "Cirello", si è trattato di uno scarico anomalo di materiali tensioattivi.

Parrebbe dunque, se tutto ciò venisse confermato dalle risultanze delle indagini, che l'azienda controllata non sversasse nel Sacco ma nella rete fognaria che porta al depuratore. Bisognerà comprendere, con i risultati dell'Arpa alla mano e visto che lo sversamento non avveniva nel Sacco se e quali misure potranno prendere le autorità nei confronti dell'azienda visto che non sversava direttamente nel fiume o se si potrà procedere solo a fronte di una denuncia del Consorzio Asi e della società delegata alla gestione. Ovviamente è massimo il riserbo della procura, vista la delicatezza di un'indagine che dopo le schiumate dei giorni scorsi è salita alla ribalta nazionale con tanto di intervento diretto del ministro dell'ambiente Sergio Costa.