Era incastrata nel muro del sottotetto di una popolosa palazzina: una "cassaforte" con 400 grammi di cocaina e 9.100 euro. All'interno di un mattone, una pistola calibro 22. Era marzo scorso e le manette venivano fatte scattare ai polsi di un trentenne, G.M., già ai domiciliari per altri reati.

Ieri mattina, durante il processo (con la scelta di un rito abbreviato) il pm ha chiesto per il trentenne sette anni e quattro mesi di reclusione. Una richiesta a cui hanno fatto da contraltare le discussioni degli avvocati Mariano Giuliano e Giovanni Sibilio. Chiare le tesi degli avvocati che hanno ribadito come la droga non fosse del trentenne e che la disponibilità della mansarda (e dunque l'accesso grazie a una chiave) fosse in realtà possibile a più di un inquilino, anche perché in quel vano si trovavano centraline a servizio dell'intero stabile. L'udienza per eventuali repliche e la sentenza contestuale è stata fissata al 27 dicembre prossimo.

Come ricostruito dagli agenti del Commissariato di Cassino, la grossa partita di droga fiutata dall'infallibile Enduro avrebbe fruttato tra i 60 e i 120.000 euro, in base al taglio. L'operazione permise di trovare dapprima una pistola calibro 22 in un mattone. Poi, dopo aver picconato un'intercapedine, la busta con 400 grammi di doga. A tradire il trentenne, finito poi in carcere, sarebbe stata la chiave del grosso lucchetto apposto a protezione della mansarda, trovata nel mazzo di chiavi del giovane finito in carcere. Punto di forza, questo, anche delle tesi della difesa che sostiene l'insussistenza delle pesanti accuse.