Sono saliti a oltre 400 i nuclei familiari che fanno stabilmente ricorso agli aiuti della Caritas Diocesana. Alcuni recandosi più o meno regolarmente al centro di distribuzione per gli aiuti alimentari, altri vengono assistiti direttamente a casa. Questi i dati ufficiali. Esiste poi un sommerso difficilmente censibile, così pure una serie di nuclei familiari sostenuti da parenti e da altre strutture di volontariato.

Un quadro socio economico allarmante, dal quale emerge che le persone stabilmente occupate sono intorno alle quattromila (37,36)%, su oltre diecimila abitanti. Con una soglia di disoccupati che viaggia stabilmente sopra il 10%, se si considerano tra gli occupati anche i lavoratori stagionali. Diversamente, la percentuale sale e di molto. Di questi, 265 persone hanno perso il lavoro negli ultimi cinque anni.

Sono i dati di una crisi drammatica, figlia delle difficoltà del settore termale e della congiuntura economica negativa. Detta così potrebbe risultare l'analisi fredda e spietata di una realtà simile a molte altre città italiane. C'è un però: stiamo parlando di Fiuggi. Quella città dove soltanto una ventina di anni fa i disoccupati erano prossimi a zero e l'economia locale offriva opportunità di lavoro anche ai residenti dei paesi limitrofi. Tutto questo quando le terme erano un'altra cosa e gli alberghi contavano oltre 12.000 posti letto, a fronte dei circa 7.000 attuali, in costante calo. I dati sono aggiornati al 2017 ed è facile immaginare che dall'analisi del 2018 i posti letto disponibili risulteranno inferiori.

Perché tutto questo? Molto pesano le scelte politico-industriali di chi ha governato in passato. Perché oggi la città vive una crisi nella crisi appesantita dai debiti del Comune e della controllata Atf. Come uscirne? Non sarà semplice e non esiste una cura dagli effetti immediati. Certamente bisognerà procedere in fretta alla privatizzazione dei pochi asset strategici ancora in vita: terme, imbottigliamento e golf. Urgono progetti di sviluppo e finanza privata.