Respinge le accuse l'allevatrice di Pofi querelata nei giorni scorsi da un morolense che l'accusa di averlo truffato nell'ambito di una compravendita di un puledro.
«La signora mia assistita contesta nella maniera più assoluta la veridicità di quanto affermato dal commerciante di Morolo poiché del tutto pretestuoso ed infondato -sostiene l'avvocato Cinzia Stirpe alla quale si è affidata l'allevatrice per la difesa- La stessa, nello specifico, ha tenuto un comportamento assolutamente corretto e scevro da profili di dolo e/o di colpa. Nel declinare ogni profilo di addebito, la cliente, pertanto, si riserva sin d'ora di far emergere la realtà degli eventi nelle opportune sedi, ove si difenderà con ogni mezzo. Resta inteso che la mia assistita, alla quale, tale vicenda ha creato un grave danno di immagine ed economico per la pubblicità negativa che ne è seguita, sta valutando l'opportunità di presentare già da adesso una denuncia -querela per calunnia e diffamazione nei confronti di tutte le persone che hanno avuto voce in capitolo nella vicenda».

La storia
Tutto sarebbe nato, sempre da quanto sostiene il morolense, da una foto che due anni fa aveva notato sulla pagina Facebook di una allevatrice di Pofi, la quale aveva messo in vendita una puledra di appena tre mesi e di razza Quarter. Puledra pagata con una somma di 3.500 euro. Aveva garantito che fosse stata generata da due cavalli di razza Quarter. Ma stando a quanto dichiarato dall'uomo, il cavallo sarebbe nato da madre razza Quarter, ma il padre sarebbe di razza Paint. Sarebbe emerso dall'esame del dna della cavalla.
L'esito avrebbe rivelato, da quanto afferma il morolense, che lo stallone non è il padre della cavalla. L'uomo ha speso circa 30.000 euro per nutrirla, per curarla, per l'addestramento, per la vaccinazione.
Ma, come detto, l'allevatrice respinge le accuse e tramite il suo legale Cinzia Stirpe si dice pronta a far emergere la realtà degli eventi.