Due morti avvenute nel carcere di Frosinone che sono apparse sospette alla Procura. Ora il pubblico ministero Vittorio Misiti ha concluso le indagini preliminari ipotizzando il reato di omicidio. Indagato è Daniele Cestra, di Sabaudia. L'attività investigativa si è concentrata su due morti ritenute sospette: l'ipotesi del suicidio o del decesso naturale non ha convinto la Procura. La prima vittima è Pietro Paolo Bassi, trovato senza vita in cella nel marzo del 2015, mentre la seconda è Giuseppe Mari, morto nell'agosto del 2016. Secondo la Procura, sarebbero stati uccisi da Daniele Cestra, all'epoca loro compagno di cella. A difendere l'indagato, gli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone. All'ipotesi dell'omicidio, il sostituto procuratore Vittorio Misiti è arrivato anche a seguito delle perizie medico-legali eseguite dalla dottoressa Daniela Lucidi.

Per quanto riguarda il decesso di Giuseppe Mari di Sgurgola, la Procura ritiene che siano stati utilizzati "mezzi soffici" (lenzuolo o un altro indumento) per esercitare la compressione del collo e l'ostruzione dell vie respiratorie per evitare che urlasse. Oltre a ciò, si ipotizza anche l'utilizzo di corpi contundenti naturali. Il medico legale ha infatti riscontrato, tra le altre cose, la frattura dell'osso ioide e la rottura del timpano. Per quanto riguarda Pietro Paolo Bassi, invece, sarebbe stato immobilizzato (riscontrata la sub-lussazione di due vertebre) e successivamente sarebbe stato impiccato. A finire sott'indagine, Daniele Cestra, che sta scontando una pena definitiva per l'omicidio, avvenuto nel 2013 a Borgo Montenero (San Felice Circeo), dell'ottantenne Anna Vastola, alla quale furono sottratti pochi spicci, una vecchia pistola e una fisarmonica. Cestra dopo il fermo, difeso da un avvocato d'ufficio, ha confessato il delitto. Dopo una condanna a 30 anni in primo grado, assistito poi dagli avvocati di fiducia Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone, è stato condannato a 18 anni in Appello. Sentenza confermata in Cassazione.