Uccidono il Sacco e ci avvelenano. La situazione è fuori controllo e ancora nessuno riesce a bloccare gli assassini ambientali. Il fiume, tra i più inquinati d'Italia, continua ad essere sfregiato da chi abusivamente e impunemente scarica nelle sue acque.

«Basta all'inquinamento del Sacco» è il grido di sdegno, dopo l'ennesima schiumata, del sindaco Caligiore, della cittadinanza di Ceccano e delle comunità circostanti. «La lotta senza quartiere -tuona il primo cittadino- che l'amministrazione ha dichiarato a chi inquina il territorio deve passare necessariamente per le vie legali e istituzionali perché non ci sarebbero altrimenti differenze tra diritto e criminalità, ma quello che sta succedendo ha del criminale e risulta difficile restare ancorato ai capisaldi della mia attività amministrativa e della mia vita».

Le acque fluviali fabraterne si sono nuovamente imbiancate ieri intorno alle 12, come giovedì scorso. In entrambi i casi l'abilitata polizia municipale, "braccio" dell'Ufficio per le emergenze ambientali, ha effettuato i prelievi-lampo da consegnare all'allertata Arpa Lazio. La stessa, d'altronde, arriva sul posto dopo almeno un'ora e mezza, quando resta ben poco da campionare e analizzare. Dopo l'ennesimo delitto ambientale, però, c'è chi ha risalito il corso fluviale e trovato la fonte: un punto di scarico nel torrente Alabro, affluente del Sacco che bagna Ferentino.
A video-documentarlo e segnalarlo alle autorità è stato il frusinate Ilio Crescenzi, esponente FdI, in sinergia col presidente di "ViviCiociaria" Alex Vigliani. Se quello è uno sversamento illecito, di certo, il depuratore Asi di Colle San Paolo non ha potuto trattarlo. «Basterebbe risalire il corso dei fiumi, trovare gli scarichi abusivi e studiare la componente chimica delle acque inquinate -ha esternato il mese scorso il prefetto Portelli- Così non si può continuare». Lo ha fatto Crescenzi, da cittadino.

In attesa di sviluppi, intanto, il sindaco Caligiore attacca detrattori e Governo Zingaretti. «Questa è ormai una sfida all'amministrazione e alla città -lamenta Caligiore- perché gli assassini ambientali si prendono gioco di tutto e tutti da anni e sembrano non aver paura di niente e nessuno. Ho attivato tutte le misure del caso e ho mobilitato le autorità direttamente o indirettamente interessate. Ognuno, tranne i soliti quattro facinorosi e portavoce di ex amministrazioni, si rende conto che questa è una guerra che non possiamo combattere da soli. Se oggi siamo al limite non è per demerito nostro, ma per via della negligenza di chi dovrebbe attivarsi. La Regione Lazio, dopo la passerella nel Consiglio comunale aperto, non ha più dato segni di vita e oggi, malgrado quanto fatto, ci troviamo ancora a dover sopportare un nuovo affronto alla nostra dignità e al nostro amore per la città. Non abbasseremo la guardia e non demorderemo ma ora è davvero necessario che chi può davvero farlo batta un colpo. Quello forte, partito da Palazzo Antonelli -conclude- deve trovare riscontro in tutte le autorità territoriali perché stiamo subendo un attentato criminale, figlio di incuria, superficialità e trascuratezza di chi ci ha preceduto e chi ancora oggi potrebbe fare e non fa».