«Il regalo è in arrivo!». Così il deputato brasiliano Eduardo Bolsonaro, figlio del neo-eletto presidente Jair Bolsonaro, ha annunciato al ministro dell'Interno Matteo Salvini la prossima consegna del terrorista Cesare Battisti all'Italia. Sono anni, infatti, che l'Italia cerca di ottenere dal governo federale l'estradizione dell'ex leader dei Proletari armati per il comunismo, evaso dal carcere di Frosinone nel 1981. E ora il traguardo sembra più vicino. Erano le 13.56 del 3 ottobre del 1981 quando una donna suonò al carcere, allora ancora in piazza Risorgimento. Un commando di tre persone quasi contemporaneamente fece irruzione nel penitenziario frusinate liberando Battisti, nato a Cisterna di Latina nel 1954, ma cresciuto a Sermoneta, e un altro detenuto comune. Fuggito una prima volta in Francia per trovare protezione nella "dottrina Mitterand" che consentiva di negare l'estradizione ad accusati di reati di ispirazione politica. Da allora Battisti è un uomo in fuga dopo la Francia, il Messico dove ha conosciuto lo scrittore Paco Ignazio Taibo II che lo convinse a darsi alla scrittura (Battisti ha scritto successivamente diversi romanzi noir), quindi il Nicaragua e di nuovo la Francia dove fondò anche la rivista culturale Via Libre e divenne cittadino francese nel 2004.

Quando poi la Francia sembrava sul punto di concederne l'estrazione, l'ex dei Pac è fuggito in Brasile nel 2004.
Quando era già in fuga, nel 1991, ebbe la condanna, in contumacia, al doppio ergastolo. In Brasile è stato arrestato per tre volte (l'ultima a ottobre 2017) e ha passato più di quattro anni in carcere. Tuttavia, l'ex presidente Lula da Silva, come ultimo atto del suo mandato, decise di non concedere l'estradizione. Lo scorso anno si erano diffuse voci su un possibile riavvio dell'iter per l'estradizione e forse ciò era stato alla base della fuga di Battisti verso la Bolivia, al cui confine era stato arrestato, salvo essere scarcerato qualche giorno dopo. Tuttavia, nonostante gli annunci di Bolsonaro, che anche in campagna elettorale aveva manifestato l'intenzione di estradare Battisti, resta alcuni dubbi sulla possibilità che un presidente possa annullare la decisione di Lula che, nel 2009, bloccò il via libera del Tribunale supremo federale.
A favore di Battisti anche una pronuncia di un magistrato dello stesso Tribunale supremo secondo la quale non si può revocare per via giudiziaria la decisione del presidente.