Desiree e i suoi amici si erano ritagliati il loro mondo in una rampa di scale tra i centri commerciali di viale Le Corbusier, a due passi dalle autolinee nel centro di Latina. Per settimane, o forse mesi, si sono rifugiati in quel luogo isolato, al primo piano di una palazzina divisa tra uffici e negozi. Per lei era la soluzione a tutti i problemi: è stato l'inizio di un incubo, un vortice senza uscita. Quelli che lei chiamava amici, non erano le frequentazioni giuste per un'adolescente. Troppo grandi e scaltri, per lei come per le altre sue coetanee.

Tra i gradini e un ascensore fuori uso, Desiree ha vissuto gli ultimi mesi difficili che hanno preceduto o forse agevolato la scoperta di Roma. Tra i graffiti, frasi senza senso farcite di figure oscene, parolacce e bestemmie, c'è anche il suo nome, tracciato con un pennarello nero. Ma non è l'unica traccia della sua presenza: giusto in quel luogo era stata trovata da una volante della Questura che la cercava, in estate, quando la madre aveva telefonato al 113, preoccupata per la sua fuga da casa.

I poliziotti avevano rintracciato Desiree seguendo le indicazione del genitore, cercandola proprio tra i centri commerciali di viale Le Corbusier e le autolinee. Avevano trovato un gruppo di ragazzi sbandati in un posto da incubo: Desiree non aveva l'aspetto sereno e spensierato che immagini di trovare in un'adolescente. E aveva fatto il diavolo a quattro perché non ne voleva sapere di lasciare gli amici, aveva mostrato tutta la sua collera anche nei confronti della madre, al suo arrivo, rea di averla consegnata alla polizia. La donna implorava che la figlia venisse portata via da quel posto, ai poliziotti aveva persino mostrato le analisi che provavano la positività alle droghe, chiedendo che venisse portata in un centro di recupero.

Di quel gruppo di giovani ora non restano che le scritte. In tanti tra i frequentatori della zona erano preoccupati per quella situazione di promiscuità e i responsabili della struttura già in estate avevano segnalato quel luogo di spaccio alle forze dell'ordine. L'intervento delle pattuglie aveva sortito l'effetto sperato, spingendo la comitiva a cambiare aria. Purtroppo non ha fatto altro che spostare il problema altrove.

Fermo convalidato: questo è quanto deciso dal giudice per le indagini preliminari, dopo gli interrogatori di questa mattina nel carcere di Regina Coeli, nei confronti dei tre stranieri indagati per la morte di Desirèe Mariottini, la 16enne di Cisterna uccisa a Roma, nel quartiere San Lorenzo. Il quarto straniero, fermato ieri a Foggia, sarà invece interrogato nei prossimi giorni.

di: La Redazione

"Non è un boss della droga, è distrutto dal dolore", queste le parole di Oreste Palmieri, l'avvocato di Gianluca Zuncheddu, papà di Desirèe, la ragazza di 16 anni di Cisterna di Latina strappata alla vita in uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo di Roma. Secondo quanto riportato da alcuni media nazionali, infatti, Zuncheddu sarebbe stato descritto come una figura di spicco per quanto riguarda lo spaccio di stupefacenti nella città di Cisterna di Latina.

Tanto da porre un veto ai pusher di zona di vendere dosi alla figlia che sarebbe stata così "costretta" a rifornirsi a Roma. Una notizia smentita categoricamente dal legale che è stato intervistato da Radio Cusano Campus: "Non ha una sola sentenza definitiva ma un unico procedimento per violazione della legge sugli stupefacenti, tra l`altro molto datato, per il quale è a piede libero ed è ancora in corso il primo grado di giudizio al Tribunale di Latina. Conosco Zuncheddu da diversi anni, si è sempre interessato della figlia, ha sempre cercato di starle vicino - riporta l'agenzia di stampa Askanews - tant`è che quando ha avuto dei problemi la madre ha sempre chiamato lui".

Alla domanda sul perché la madre di Desirèe abbia denunciato il marito per stalking, il legale ha risposto: "Quando si sono lasciati un paio di anni fa, come accade in molte separazioni, c'era risentimento. Ci sono stati dei litigi e sempre a causa delle figlie, perché Zuncheddu e Mariottini hanno anche un`altra figlia più piccola".

Sui rapporti con la figlia, l'avvocato ha detto. "La vedeva spesso, avevano rapporti normalissimi di padre-figlia. Nell`ultimo periodo, quando ci sono state le denunce, Desirèe cercava di prendersi i propri spazi, come accade a molti figli di genitori separati, se avessero una famiglia unita alle spalle quegli spazi non gli verrebbero concessi perché sarebbero più controllati. Negli ultimi due anni la situazione di Desirèe è degenerata" ma il padre "non aveva capito che la figlia stesse vivendo un momento difficile. Zuncheddu "è un uomo distrutto dal dolore, come per qualsiasi altro padre che deve affrontare una tragedia del genere, una persona che non riesce nemmeno a parlare per il dolore che sta vivendo".

di: La Redazione

Si chiama Yusif Salia il cittadino gambiano catturato oggi a Foggia dagli uomini della squadra mobile di Roma e Foggia e del commissariato di San Lorenzo oltre al Servizio di Polizia Scientifica. In Italia da irregolare, l'uomo è ritenuto responsabile, insieme ad altri tre, dell'uccisione della giovane Desirèe Mariottini nell'ormai tristemente celebre rudere abbandonato del quartiere San Lorenzo di Roma.

Salia è stato catturato all'interno della zona denominata "ex pista" di Borgo Mezzanone, a Foggia. La zona individuata è quella adiacente al C.A.R.A., dove insiste un insediamento di cittadini extracomunitari che non hanno più titolo ad essere ospitati all'interno della struttura. Per tale ragione è stata interessata la Squadra Mobile di Foggia il cui personale, congiuntamente ai colleghi di Roma, a seguito di incessanti servizi di osservazione ed appostamento, è riuscito ad individuare una delle tante baracche dove il ricercato poteva nascondersi.

D'intesa con la Procura della Repubblica di Roma, che ha coordinato tutta l'attività, gli investigatori hanno effettuato un intervento rapidissimo all'interno dell'insediamento abusivo, dirigendosi verso la baracca che è stata immediatamente circondata dai poliziotti. Gli agenti hanno sfondato la porta di ingresso e, dopo aver fatto irruzione, hanno individuato e catturato il cittadino extracomunitario ricercato che ha dichiarato diverse generalità, spacciandosi per un'altra persona. Posto in sicurezza, Salia è stato identificato e subito dopo dichiarato in stato di fermo e condotto in Questura.

Dopo la cattura è stata effettuata un'accurata perquisizione all'interno della baracca, dove è stato rinvenuto svariato quantitativo di stupefacente: 11 chili di marijuana suddivisi in 50 pacchi, 194 grammi di hashish suddivisi in 3 pezzi, due buste di resina per un totale di 122 grammi e 4 dosi di metadone; inoltre, sono stati rinvenuti una pistola giocattolo e un bilancino di precisione.

di: La Redazione

E' stato fermato dalla polizia anche il quarto uomo ritenuto responsabile dell'efferato omicidio della giovane Desirèe Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina, uccisa da un branco di spacciatori africani all'interno di uno stabile abbandonato del quartiere romano di San Lorenzo. Negli ultimi due giorni era infatti partita la caccia al quarto uomo che, secondo gli investigatori, avrebbe partecipato attivamente alla violenza sul corpo quasi esanime della ragazza che era in preda agli effetti di un cocktail di droghe. L'arresto è avvenuto nei pressi di Borgo Mezzanone, alla periferia di Foggia. Dell'uomo si sa soltanto che anche lui è di origini africane (probabilmente un gambiano) e irregolare in Italia. Il suo fermo segue quelli di sono senegalesi Mamadou Gara, e Brian Minteh, di 27 e 43 anni, il terzo nigeriano, Alinno Chima, 46 anni.

di: Gianpiero Terenzi