C'è poco da girarci intorno, la negatività del bilancio 2017 del nostro Comune - si legge nel rendiconto consolidato che è stato discusso nella seduta consiliare di giovedì 25 ottobre - è di oltre 13 milioni di euro. I due terzi - sottolineano i revisori - sono rappresentati dal prestito del fondo di rotazione che, nell'anno successivo (quello in corso, ndr), verrà registrato come attivo: resteranno comunque da recuperare (anche dopo questa operazione, ndr) circa cinque milioni di euro, con riduzione dei servizi (ce ne siamo già accorti, ndr), recupero delle morosità e dell'evasione, alienazioni patrimoniali, insomma con le dure misure del piano di riequilibrio.

Per non entrare in una spirale definitiva di crisi, occorrerà che tutto funzioni secondo quanto concordato con Revisori e Corte dei Conti, ma nessuno, ripetiamo nessuno, può darci questa certezza. Basta che le alienazioni tardino o non diano i risultati attesi, basta che il recupero fiscale non avvenga secondo i tempi stabiliti, basta che un servizio non possa essere compresso fino a ricavarne il risparmio immaginato e il castello crollerà. E del resto o crollerà lui, il castello, o crolleranno le condizioni di vita di tutti noi cittadini di Alatri. O crolleranno, come è più probabile, l'uno e le altre.

A far crollare tutto, però, può bastare anche che intervenga un provvedimento governativo come la cosiddetta "pace fiscale" (Dl 119/2018, Gazzetta ufficiale 247 del 23 ottobre) che, come ci avverte #Ilsole24ore, può portare con la cancellazione delle vecchie cartelle che riguardano i tributi comunali, le contravvenzioni, le rette, a una sparizione dai bilanci dei comuni italiani di 4 miliardi di euro. Se è vero che l'entità dei crediti del nostro comune è rilevante, si può presumere che questa "pace" avrà una ricaduta negativa non da poco sul nostro bilancio e che una fettina di quei 4 miliardi in meno ce la ritroveremo all'interno dei nostri già squinternati conti.