Era il 7 aprile 2016. Un uomo attraversava la strada sulla statale 155 e venne preso in pieno da una Bmw. Un impatto tremendo che non lasciò scampo a Eugenio Rapone, settantenne di Alatri. Aveva parcheggiato per andare al bancomat. In auto, sulla sua Fiat Panda, non c'è mai più risalito.

Per la provincia di Frosinone fu il primo caso di omicidio stradale ovvero da quando è stata modificata la normativa che ha inasprito le sanzioni. Ieri è arrivata la sentenza del tribunale di Frosinone: all'investitore Gianluca Arduini, 37 anni di Torrice, il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Farinella ha inflitto una condanna a quattro anni e mezzo con una provvisionale immediatamente esecutiva in favore dei fratelli della vittima. Disposta la revoca della patente di guida.

L'udienza si era aperta con la richiesta di condanna del pubblico ministero Alessandro Di Cicco, per il quale la prova della responsabilità dell'imputato è stata raggiunta. A parziale discolpa dell'imputato ha ritenuto esserci un concorso di colpa per aver l'investito attraversato diagonalmente. Quindi, ha distinto la richiesta di condanna in base ai reati contestati e dunque quattro anni e sei mesi per l'omicidio stradale più un altro anno e due mesi per l'aggravante dell'essere stato l'imputato trovato positivo alla droga e per l'evasione.

Infatti, Arduini, a bordo di una Bmw 320, stava percorrendo la strada in un orario, poco dopo le 21, non compatibile con la detenzione domiciliare. Arduini, infatti, nell'ambito di un procedimento per omesso versamento degli assegni di mantenimento, per il quale stava scontando tre mesi, aveva ottenuto di sostenere un colloquio di lavoro. Ma poteva lasciare casa tra le 17 e le 20. L'incidente è avvenuto un'ora e dieci minuti dopo l'orario limite per il ritorno a casa.

Due le parti civili costituite, la famiglia Rapone e l'Asaps, l'associazione sostenitori e amici della polizia stradale di Forlì. Per la prima, l'avvocato Patrizio Cittadini ha espresso «perplessità sul concorso di responsabilità in capo alla vittima». L'avvocato ha insistito sul fatto che «Arduini ha accettato di mettersi alla guida dopo aver assunto sostanza stupefacente e ha lanciato l'auto a una velocità di 110 chilometri orari in un tratto di strada particolarmente urbanizzato». Ha inoltre ricordato che tracce di sangue della vittima sono state ritrovate sulla propria vettura.

Sulla stessa linea l'avvocato Alessia Maggi per l'Asaps che ha sottolineato come la vittima, quando è stata investita, era vicina alla sua auto, una Fiat Panda, e che la velocità della Bmw «non era adeguata allo stato dei luoghi»: Chiesta, infine, una provvisionale per finanziare attività di prevenzione dell'omicidio stradale.

La difesa di Arduini nel corso del processo, dopo aver precisato che la dinamica è un fatto storico innegabile, si è concentrata sull'unico teste oculare. Ha ricordato che questi ha visto una persona immettersi in strada di corsa senza arrestare l'incedere e che gli era sembrato «anomalo che non avesse avuto la pur minima esitazione» nell'attraversare. La difesa ha fatto leva, dunque, su una condotta imprevedibile e anomala del pedone e che, nonostante la velocità sostenuta, l'investitore, che poi si è fermato, non ha avuto possibilità di evitare l'impatto. Contestati, inoltre, i risultati delle analisi sulla droga sul presupposto che l'assunzione sarebbe avvenuta giorni prima dell'incidente. Anche se poi il pm ha depositato le analisi di secondo livello.