Chiesto il processo per quindici persone coinvolte nell'inchiesta aperta per far luce sull'emissione di finte buste paga per ottenere dei finanziamenti. Ora il dottor Bulgarini Nomi ha chiesto per tutti il rinvio a giudizio: per quattro, l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, per gli altri di truffa in concorso ai danni della Banca Popolare del Cassinate. L'udienza preliminare è stata fissata al prossimo 17 gennaio. In quella sede si deciderà se aprire un processo a carico dei coinvolti (o di una parte delle persone indagate) oppure se procedere per alcuni o per tutti con un proscioglimento.

A finire nelle maglie dell'indagine condotta dalla procura di Cassino sono stati davvero in tanti: sotto la lente per un'ipotesi di associazione a delinquere un funzionario ritenuto "infedele" e altri tre soggetti (esterni all'istituto) che avrebbero gestito un ampio "portafoglio-clienti" per emettere finte buste paga in grado di consentire l'apertura di finanziamenti. A far partire l'inchiesta era stata proprio la banca: i primi ad avere qualche dubbio, proprio i dipendenti dell'ufficio ispettivo interno alla Banca Popolare del Cassinate che avevano notato alcune stranezze in determinati atti. L'istituto stesso aveva quindi segnalato tutto alla procura della Repubblica facendo scattare le indagini.

In base agli elementi raccolti, il sistema escogitato era molto semplice: "le teste di legno" fingevano di avere un lavoro e di accreditare lo stipendio su un conto aperto presso l'istituto di credito, poi chiedevano un prestito usando come garanzia gli stessi stipendi inesistenti. Fornivano contratti di assunzione e buste paga ma la documentazione era tutta finta e realizzata con l'obiettivo di riuscire nel tentativo di truffa. Ora in quindici assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Fraioli, Angelo Natale, Angela Di Passio e Diego Troiano rischiano il processo.