Non solo vengono depredati ma l'azione perpetrata ai danni dei cassonetti degli abiti usati sembra davvero sistematica.
Non appena c'è un discreto accumulo arrivano i profughi a prelevare il contenuto. Che si tratti di un reato è assodato ma il sospetto nasce quando risultano sempre gli stessi a compiere i furti.
Nella zona periferica di Cassino e a Piedimonte non è difficile vedere un immigrato che indossa la pettorina del Comune. Come se la sia procurata è ancora un mistero. Invece in zona Abate Rea gli ultimi colpi sono stati effettuati in coppia. Sempre più spesso accade così: o c'è un immigrato che colpisce e poi (come documentato da servizio fotografico) si ritrovano in zona e dividono il carico da trasportare con le biciclette, oppure operano direttamente in due come lunedì e mercoledì scorso. Poi fuggono via con in carico. È la sistematicità dei furti a insospettire. Gironzolano con le bici durante la giornata, poi decidono di fermarsi e iniziano a svuotare i cassonetti. Poggiano a terra i panni e li inseriscono in bustoni. Con cambio di stagione il quantitativo di panni che finisce in queste zone è notevole ecco giustificato il fatto che servano quattro braccia, anzichè due. Il "bottino" non viene scelto, come talvolta accade, ma tutto è inserito negli enormi sacchi e caricato con cura sulla due ruote. Poi si dileguano, anche a gran velocità come accaduto la settimana scorsa (era venerdì) quando in lontananza sono state adocchiate le forze dell'ordine.
Gli interrogativi sono molteplici. A chi sono destinati gli abiti usati? Se fosse per "uso personale" perché ne hanno bisogno dal momento che le coop dovrebbero fornirgliene? Oppure a chi li rivendono? E con quale scopo? La filiera dei panni usati potrebbe nascondere chissà quali guadagni illeciti. I riflettori sul fenomeno sono nazionali, tanti i casi analoghi  cha accadono in tutta Italia.  E l''odore del business si sente forte.