Mercoledì scorso, nella collegiata di San Pietro, una folla composta e commossa ha partecipato alla cerimonia funebre per Gabriele Schiavone, vittima dell'abisso nel quale sprofondano troppi giovani. Decine di amici e parenti presenti per dare l'ultimo saluto a un ragazzo buono e gentile, schivo e riservato. Tanto riservato, forse, da non aver trovato altra soluzione alla solitudine che il sogno effimero rappresentato dalla sostanza.

Qualcuno parla di eroina, una dose tagliata male, con il piombo. Materiale per investigatori. Secondo indiscrezioni, da verificare, Gabriele non sarebbe stato solo nell'orario in cui sarebbe avvenuta la tragedia. Qualcuno era con lui: cos'è accaduto, nella penombra di quella casa divenuta scena del delitto? La famiglia chiede la verità, ha diritto a sapere, a conoscere. I carabinieri diretti dal comandante De Somma hanno sequestrato tutto ciò possa contribuire a ricostruire l'accaduto, e l'ambiente nel quale è maturato il dramma: telefonino, computer, tablet, agenda personale.

Durante il rito funebre, è stata letta la lettera scritta dalla sorella gemella di Gabriele, Anna Maria. Parole sincere, vere, toccanti e sconvolgenti. Al cimitero, davanti alla tomba, ha parlato Cinzia, parente di Gabriele. Ricordando le qualità del giovane scomparso, e la subdola impalpabile azione della cosiddetta società, che non sa proteggere i deboli. È stato detto che a Fiuggi sono in molti, troppi i giovani che si rifugiano nell'ombra della droga; figli di una società malata.
Qualcuno ha sussurrato tra le lacrime: «Non c'è lavoro, non ci sono le istituzioni che supportano le famiglie a superare questi disagi e ieri sarebbero dovuti essere presenti perché il ragazzo non è morto di incidente, né di malattia». A conclusione del breve intervento, Cinzia ha esortato i ragazzi presenti a cercare altre ragioni di vita, a fare in modo che la morte di Gabriele non sia la prima di una lunga serie; che nel nome della giovane vita spezzata, si cerchi la soluzione al dramma delle famiglie.