Pietro ha trentuno anni, è un ragazzo molto simpatico e attivissimo, iscritto all'università, attore del Cut, sempre in primo piano nei progetti sociali nella città. Pietro va come una freccia, e lo fa a bordo della sua sedia a rotelle. Ma ci sono alcuni, troppi, disagi con i quali Pietro è costretto combattere tutti i giorni. Il primo lo trova sull'uscio di casa, ed è una strada molto dissestata, fatta di buche e brecciolino, nella quale le ruote del suo "mezzo" si incastrano ogni volta. Questo gli rende particolarmente complicato ogni movimento, e anche i pochi metri che lo dividono dall'autobus del Cudari che lo viene a prendere per accompagnarlo a lezione, diventano un'odissea. Ma la colpa di chi è? Quella strada non è privata, non è comunale, è attraversata da camion e trattori e per Pietro è un incubo che lo fa sbattere violentemente e ogni giorno contro quella disabilità.

Pietro chi è?
«Sono nato a Roma il 31 luglio 1987. Sono figlio unico. Mia madre è di Caira, mio padre era di Catania, è venuto a mancare l'anno scorso dopo una lunga malattia. Ho vissuto a Roma per ventuno anni e poi mi sono trasferito a Caira, il paese di mamma e dei miei nonni. Sono sulla sedie a rotelle dalla nascita, ma non ha mai rappresentato un limite per me»

Cosa fai nella vita?
«Frequento il centro di Caira da quattro anni, l'anniversario ricorre proprio in questi giorni. E anche grazie a loro, che mi hanno convinto, frequento il terzo anno di scienze dell'educazione all'Università di Cassino, al Campus della Folcara».

Come è "vivere la disabilità" in questa città?
«I servizi che offre questa città per uno come me li definirei molto buoni, ho il trasporto gratuito per andare all'università grazie al meraviglioso servizio del Cudari. Ma ci sono aspetti negativi, la strada che è davanti la mia casa ad esempio. Devo percorrerla per immettermi nella strada principale di Caira ma per una carrozzina è impraticabile. È fatta di pietre e buche, in più ci passano numerosi trattori che non aiutano. La strada, via Facciata, non è comunale, ma non è neanche privata. È a metà strada. Il sindaco D'Alessandro e l'assessore Leone si sono mostrati disponibili ad occuparsene, ma la situazione peggiora sempre di più, tanto da non poter più uscire in autonomia con la mia sedia a rotelle».

Cosa ti immagini nel tuo domani? Vorresti una famiglia tutta tua?
«Mi immagino attore, visto che frequento il meraviglioso centro universitario teatrale di Cassino. Il teatro è la mia passione, per quanto riguarda la famiglia, diciamo che ci sto lavorando anche se non è facile».

Cosa può essere migliorato?
«Le cose da migliorare sono molte. Non so se sono stato fortunato io, ma fin da bambino non sono mai stato trattato come una persona "inferiore". Una cosa da migliorare sarebbe la sensibilità di molte persone. Noi in quanto disabili non vogliamo pietà ma opportunità di lavoro e di espressione».
Il futuro di Pietro è ancora da scrivere, ma lui ha un'ottima penna e saprà fare grandi cose, perchè ha voglia di fare, è entusiasta. Disabile non significa diverso. Pietro è il futuro di tutti noi, così come è stato immortalato dal fotografo Annibale Di Cuffa.