Case per gli sfrattati, interventi che languono. Colorite e forti le espressione utilizzata ieri mattina da uno dei residenti che, da mesi forse anni, attendono l'esecuzione di lavori ritenuti impellenti ed indispensabili. Il complesso di palazzine che sommano 36 appartamenti acquistati nel 1980 dal comune con fondi statali, è stato al centro di una serie di polemiche e disavventure culminate alcune con decisioni originali e probabilmente uniche nel panorama politico nazionale. Gli alloggi, edificati dalla società Iucci di Sora con le facilitazioni della legge 167 (edilizia convenzionata), vennero scelti dal comune destinatario di una bella somma di soldi a fondo perduto, per metterli a disposizione delle famiglie sfrattate non per motivi di morosità. La possibilità di ottenere un appartamento dalle caratteristiche apprezzabili, provocò una serie di richieste tutte immediatamente soddisfatte.

La durata della locazione sarebbe dovuta essere di sei mesi, ma come ogni cosa provvisoria, anche in questo caso nessuno ha lasciato la dimora, e ormai sono quasi 40 anni che gli stessi nuclei, nella maggior parte dei casi, vi abitano. Nel frattempo le regole sono cambiate, e la Regione ha deliberato a favore degli inquilini. Inquilini spesso non in regola col pagamento della modesta pigione; e la mancata attivazione di atti consequenziali è costata cara ad ex amministratori, condannati dalla Corte dei Conti per non aver agito con severità. Intanto i fabbricati hanno cominciato a segnare gli effetti dell'età e della scarsa manutenzione, e se in qualche caso non funzionano impianti ed ascensori, e la copertura lascia a desiderare, i balconi e gli aggetti rischiano di rovinare al suolo. Sia gli agenti atmosferici che le fioriere in calcestruzzo hanno contribuito all'acuirsi dei malesseri, ma nonostante l'esistenza di progetti e addirittura di adeguate somme stanziate, di lavori ancora non se ne parla. La gara per i lavori non è stata neppure avviata, e gli inquilini temono per l'incolumità delle famiglie e soprattutto dei bambini che giocano col rischio di restare colpiti da calcinacci.