Colpo di scena nell'inchiesta sulle protesiIl fisioterapista, in precedenza indagato, e che aveva patteggiato una condanna a un anno e quattro mesi, ora rischia un nuovo processo.
Al termine di una deposizione, nella quale le sue dichiarazioni sono state più volte contestate dal pubblico ministero Giuseppe De Falco, lo stesso procuratore ha chiesto e ottenuto dal tribunale la trasmissione degli atti alla procura perché, eventualmente, si proceda contro il fisioterapista per il contenuto della deposizione, resa ieri come teste in aula.

Il processo, per l'ipotesi di reato di concorso in corruzione per la fornitura degli ausili protesici ai pazienti dell'Asl, è quello che vede sul banco degli imputati l'imprenditore di Ferentino Franco Picchi della Tss, azienda distributrice di ausili protesici, e Maria Grazia Fosco, ritenuta l'intermediaria tra lo stesso Picchi e il fisioterapista Fausto D'Onorio. Quest'ultimo, ieri mattina, si è seduto sul banco dei testimoni. Il pm De Falco gli ha chiesto conto di quanto emerso nel corso delle indagini, condotte dai carabinieri del Nas, e in particolare di una conversazione telefonica, registrata, e che era finita sul tavolo dell'allora direttore generale dell'Asl di Frosinone. D'Onorio, nonostante gli ammonimenti del procuratore e del presidente del tribunale, il giudice Francesco Mancini, ha mantenuto la sua versione dall'inizio alla fine e cioè che non ha mai indirizzato pazienti o pratiche d'ufficio alla Tss e che non ha ricevuto in cambio denaro da Picchi.
Tanti, comunque, i «non ricordo» quando il pm lo ha incalzato in modo particolare su quanto dichiarato dal fisioterapista in sede di interrogatorio e sul contenuto della telefonata registrata.
Sulle provvigioni, il pm gli ha chiesto conto di cosa significhi quel 12-13% e delle lamentele per i pagamenti non tempestivi di cui si parla al telefono.

«All'epoca pur di darmi una certa importanza con la Mizzoni a volte parlavo a sproposito», ha detto il teste, sostenendo di aver millantato di aver preso denaro per farsi bello con la donna.
Anche la difesa di Picchi, rappresentata dagli avvocati Vittorio Perlini e Vanessa D'Arpino ha chiesto spiegazioni per capire quale versione fosse giusta, se quella dell'interrogatorio o quella di ieri.
All'esito dell'interrogatorio prima di annunciare l'invio degli atti in procura per valutare la deposizione resa, il presidente del tribunale ha chiosato: «Prendiamo atto di un dipendente pubblico che si vanta con una donna di prendere denaro da un concessione della pubblica amministrazione». Successivamente a D'Onorio è stata sentita la donna che ha registrato la telefonata in cui D'Onorio parlava di percentuali.
Enrica Mizzoni, in passato dipendente della Tass e poi passata ad Ortopedia Italia ha detto di aver attivato la registrazione quando ha sentito «cose gravi». La donna si lamentava del fatto che diversi clienti a un certo punto non si facevano sentire più, «cambiavano la ricetta» e si rivolgeva all'azienda concorrente, la Tss. Quanto alla registrazione ha dichiarato di averla consegnata al suo datore di lavoro e di non sapere come sia finita sul tavolo del manager Asl. Asl che si è costituita parte civile con l'avvocato Domenico Marzi